B_CreativeCamp
Cat: In viaggio(al posto delle Kublai notes un post tardivo sul B_CreativeCamp, che si è tenuto lo scorso 31 maggio a Bari. La foto è di Numero 9 – licenza Creative Commons. Le altre foto sono qui)
Al B_Creative Camp arrivo prestissimo, due ore prima che cominci, quando ancora la Fiera del Levante non ha nemmeno aperto. Raggiungo il padiglione di Bollenti Spiriti e chiedo se posso dare una mano.
I primi dieci minuti da volontaria, a dire il vero, sono alquanto esilaranti: vengo lasciata “a guardia” del materiale e in quei dieci minuti passano almeno venti persone con domande diverse. Io però so solo indicare solo il padiglione 10 del barcamp, non so quale sia l’organizzazione della giornata, nè dove vada portato il materiale per le esposizioni, nemmeno dove sia il bar!
Si crea però un bel clima con i ragazzi che arrivano, moltissimi vogliono esporre le loro creazioni, da gioielli a quadri, tanti non vedono l’ora di prenotarsi per le performance della serata. C’è fermento ed entusiasmo…e voglia di fare, tanto che tutti diamo una mano a trasportare sedie e cartelli mentre chiacchieriamo: il barcamp, in fin dei conti, è già cominciato!
Il padiglione dove ha luogo il barcamp è enorme e pieno di sale; alle 10.30 la gente entra nel padiglione e sale e corridoi si riempiono di attori, ballerini di capoeira e molti altri ancora, tutti a provare il proprio spettacolo.
Nel giro di pochi minuti non c’è più uno spazio vuoto, né un colore che non sia stato usato: banchetti con oggetti colorati, murales, quadri… la parola d’ordine sembra essere “che non resti un solo spazio bianco“. Sono molto contenta di vedere tanto fermento…del resto la Puglia è la mia terra, anche se non ci vivo da anni.
Dopo un po’ però, non posso fare a meno di chiedermi dove fosse tutta questa gente piena di idee quando facevo il liceo, perché i miei amici che ancora vivono in Puglia mi parlano solo sporadicamente di queste iniziative. La risposta mi arriva durante la presentazione che faccio su Kublai e in coda all’intervento, con Ornella, Giuseppe e altri ragazzi che si trattengono con me a chiacchierare.
Fare rete, ecco quello che manca.
Le iniziative abbondano, insomma, ma non c’è spirito di iniziativa per creare una modalità che metta tutti in contatto, che permetta di collaborare: anche nello stesso territorio non ci si conosce, e magari si lavora su progetti analoghi, lamentano i ragazzi.
Le iniziative come questa del Creative Camp (organizzato dal programma Bollenti Spiriti, della Regione Puglia) sono accolte con entusiasmo ma poi non c’è seguito.
“Non può essere sempre così, non ci si può aspettare che ci sia sempre qualcuno “dall’alto” a organizzare queste cose” obietto io. Ne parliamo a lungo, tra volontà e problemi, tra pericolo di vittimismo e voglia di fare: serve darsi da fare e inventarsi qualcosa in fretta e ci salutiamo promettendo di restare in contatto.
Mi immergo nel turbine di colori e persone guardando, domandando, chiacchierando. Solo quando andrò via metterò a fuoco di aver passato ore in compagnia di persone appena conosciute e di sentirmi, come nel titolo di questa foto, una parte di quello che ho incontrato.
6 Responses to “B_CreativeCamp”
Antonella - Kublai on 10 giu 2008 at 20:10 #
Beh, Annibale, grazie per la tua attenzione e per il commento così articolato!!
Ti preciso solo una cosa, perché – colpa mia – non l’ho spiegata abbastanza chiaramente: le frasi che tu riprendi tra virgolette non sono pensieri miei ma frasi pronunciate da alcuni ragazzi che hanno assistito al mio intervento e con cui ho parlato dopo.
Erano loro stessi a fare mea culpa perché senza lodevoli sforzi come il vostro (che è anche duraturo e articolato, questo va sottolineato) tutta la creatività e la voglia di fare resterebbero confinate a esperienze del singolo. Insomma, il paradosso da loro riscontrato era: “Sono qui da un’ora e ho conosciuto dieci persone della mia città che fanno cose che mi interessano…perché non ne ho mai sentito parlare prima?”
Per il resto ti prometto una risposta dettagliata.
Grazie mille e a presto!
Ornella on 11 giu 2008 at 22:52 #
Ciao Antonella, ciao Annibale.
Beh, una di quelli che ha espresso i concetti che hai virgolettato, sono stata io.
E parlo con cognizione di causa. Ho lavorato per diverso tempo in una associazione di promozione sociale e culturale, che per storia e diffusione dovrebbe essere leader in comunicazione, e invece che necessitava di “creare rete” tra i vari nuclei costitutivi, proprio perchè – e lo ribadisco – c’è la tendenza a non collaborare, c’è poca dimestichezza con i nuovi mezzi, c’è un oggettivo individualismo, insomma ognuno “se la suona e se la canta” a casa sua.
BOLLENTI SPIRITI costituisce davvero la novità in questo clima, un esperimento veramente riuscito; il CreativeCamp è un’idea geniale e ben realizzata, di cui si discute nei vari ambienti culturali (almeno a me è capitato) e al cui modello si cerca d’ispirarsi e che si pone notevoli ambizioni. Quindi davvero complimenti.
Inoltre è lodevole che la Regione abbia ritenuto opportuno investire in tal senso, ma come forse sai, non sempre è così (basta sentire i racconti rassegnati del nostro assessore provinciale alla cultura…).
Comunque Kublai mi è sembrato un ottimo ulteriore mezzo per chi intende ridare vigore e valore alla creatività. Quindi ben venga tutto, cerchiamo di lavorare nello stesso senso.
Ciao e a presto.
annibale - staff bs on 18 giu 2008 at 19:02 #
ciao ornella e riciao antonella,
scusa per il commento/sproloquio
ma mi piaceva l’idea di scambiare qualche idea nel merito, visto l’ambiente così “autorevole” offerto dall’ottimo Kublai.
quel che dice ornella lo capisco, lo condivido e lo conosco eccome. è la “cultura dello zero a zero”. un giovane creativo, che ho intervistato per Cosabollein Pentola, la ricerca dell’uniba sui giovani pugliesi, l’ha descritta così: “se qualcuno fa un gol (= qualcosa di buono), gli altri non cercano di farne un altro, ma corrono dall’arbitro per farlo annullare”.
Credo che l’antidoto sia in tre mosse:
- creare spazi, luoghi, piazze, occasioni, pretesti e giochi. e di questo parlavo nel commento precedente.
- sperimentare pratiche nuove. perchè vengano imitate, copiate, discusse, rielaborate etc. (ornella, quando hai detto che c’è chi pensa di ispirarsi al CCamp mi sono sinceramente commosso
Anche perchè ora ci siamo e domani chissà. Contagiare altri è il miglior destino che possa augurare al nostro lavoro.
- fare come dice calvino alla fine delle città invisibili: “trovare in mezzo all’inferno ciò che non è inferno e farlo durare e dargli spazio”.
Un saluto. E non perdiamoci di vista.
a.
Antonella - Kublai on 20 giu 2008 at 10:21 #
Acc! Avevo scritto un commento che è finito chissà dove!!
I nostri “antidoti” sono complementari, si vede. Quindi grazie, Annibale, per l’attenzione e per la voglia di confrontarsi con noi, spero continueremo!
E chissà che non ci sia modo di collaborare… ![]()
A presto!
Progetto Kublai » Kublai notes, 8 luglio on 08 lug 2008 at 11:11 #
[...] il programma Laboratori Urbani, progetto promosso dalla Regione Puglia (che ha organizzato anche il CreativeCamp). Qui un aggiornamento con l’elenco dei [...]


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annibale - staff bs on 10 giu 2008 at 18:35 #
ciao anto, ciao kublai,
anzitutto grazie della tua bella cronaca (e scusa per i 10 minuti a guardia dei barili di carburante
. In realtà era un test per verificare il tuo reale attaccamento alla causa dei BarCamp!!!
Approfitto di questo spazio, e delle tue annotazioni per condividere alcune considerazioni post camp su rete, comunità creativa, politiche di sviluppo etc. etc.
Tu dici: “Le iniziative abbondano, insomma, ma non c’è spirito di iniziativa per creare una modalità che metta tutti in contatto, che permetta di collaborare”.
Questo è vero. Ma la creazione di luoghi o occasioni per “mettere in contatto” non è (solo) una questione di spirito di iniziativa. Il punto è: chi paga?
Aprire un luogo virtuale è ovviamente possibile, sempre che si disponga di voglia, tempo e risorse sufficienti. Sul medio lungo periodo, la cosa si fa già più complicata. Se si vogliono portare le occasioni di incontro e discussione dal virtuale al reale, l’impresa si fa molto molto più costosa e impegnativa. Lo sa bene chi, come te, ha organizzato un BarCamp.
Quando la stessa formula viene proposta fuori dal giro dei blogger (e quindi verso destinatari con molta meno dimestichezza con le nuove tecnologie) la fatica raddoppia. Se poi l’obiettivo è creare un ambiente favorevole all’incontro / espressione / confronto tra artisti e creativi, la cosa richiede tempo, dedizione e una certa quantità di denaro. Forse tutte le persone che hai visto al B_Camp non le avevi mai incontrate prima perché nessuno le aveva invitate un dato giorno, in un dato luogo, per farle conoscere tra loro.
Poi dici: “Fare rete, ecco quello che manca”.
Non sono d’accordo. O meglio, non credo che questo sia il punto. Com’è noto, tutti vogliono fare rete, ma pochi passano dalle parole ai fatti. Una banale questione di economia (le famose “esternalità di rete”) fa sì che sia molto più conveniente attendere che una rete ci sia già piuttosto che mettersi a costruirla. E, nell’attesa, si attende che qualcun’altro prenda l’iniziativa. E si esorta a fare rete. E così via.
In tutto questo, cosa può fare una istituzione? E le famose risorse che le istituzioni spendono e spandono da decenni per lo sviluppo, non potrebbero essere investite in questa direzione? La creazione di reti non è forse un interesse collettivo per il quale vale la pena di spendere i soldi dei cittadini?
Secondo noi, di Bollenti Spiriti, sì. Anzi, a nostro parere le istituzioni possono candidarsi ad occupare proprio questo spazio nel quale il mercato ha poco interesse ad operare. E, quando opera, predilige target e temi decisamente più redditizi (vedi i forum su pettegolezzi di hollywood, i social network per trovare l’anima gemella, la galassia loghi e suonerie etc etc.).
Se, nella c.d. Società in Rete, le istituzioni sono state finora tristemente a guardare (o a sperperare), crediamo che si possa immaginare di vederle impegnate ad offrire luoghi reali e/o virtuali di incontro, relazione e apprendimento.
Questo è lo spirito con cui sono nati il primo e il secondo CreativeCamp, e nn abbiamo alcuna intenzione di lasciare che “poi nn ci sia seguito”. Su questo abbiamo diverse idee in cantiere (stay tuned
.
Infine. Da quando abbiamo iniziato questa bizzarra avventura di networker / barcamper istituzionali, tornano spesso i distinguo tra reti “dal basso” e reti “dall’alto”. Anche su questo, vorremmo provare a fare qualche passo in una direzione diversa.
Secondo noi, la differenza non sta tra “alto” e “basso”, con le relative vie di mezzo, ma piuttosto tra “spontaneo” e “progettato”.
Le reti progettate spesso falliscono quando si predeterminano i legami da creare: si selezionano gli inviti, si limitano gli accessi, si firmano protocolli etc. cercando di controllare ciò che per natura sfugge alla programmazione e al controllo.
Al contrario, le reti spontanee nascono tra soggetti sconosciuti e in direzioni inaspettate. Ma per farle nascere non bastano le esortazioni a fare rete!
Perché questo accada servono luoghi (o media) che consentono lo sviluppo di relazioni. Così come le comunità nascono se c’è una strada o una piazza che permette ai cittadini di incontrarsi.
Questa è la direzione di sviluppo che la Regione Puglia sta seguendo per immaginare una nuova politica della creatività giovanile. Vogliamo creare luoghi di incontro tra creativi per far sì che nascano reti e legami spontanei. Sia nel mondo reale, con iniziative come il Creative Camp. Sia sulla Rete, attraverso qualcosa che potremmo definire un po’ pomposamente “urbanistica digitale”.
Si tratta di direzioni nuove e di sentieri per lo più inesplorati, soprattutto per una pubblica amministrazione. Però, quantomeno, non è la solita minestra riscaldata.
Noi ci stiamo provando. E vediamo come va a finire.
Un saluto da tutto lo staff di Bollenti Spiriti e del B_CCamp.