La mossa del fagiano
Su Kublai si parla sempre più spesso di “fagiano”, una parola che, almeno per noi, ha perso il suo significato originario per indicarne uno molto specifico.
“Si deve sentire il fagiano” dice spesso Alberto per spiegare che ogni progetto deve avere innanzitutto un cuore pulsante, che si deve sentire l’idea forte che c’è alla base, palpabile in tutti gli aspetti, quando ci si lavora e quando se ne parla. Insomma, come ha detto Tito: “Se il tuo progetto è un allevamento di fagiani si deve sentire la puzza del fagiano”.
Tutte le volte che sento parlare di fagiani in questo modo sono sempre indecisa tra l’ammirazione per la formulazione di questo concetto e la sfrenata voglia di scoppiare a ridere. Perché il fagiano in Kublai ha un’origine tutt’altro che teorica.
Ma andiamo con ordine. A fine maggio un bel gruppo di persone dello staff di Kublai parte alla volta di Cosenza per presentare le attività di Kublai nel corso di un seminario universitario. Così di prima mattina mi ritrovo su un treno con Marco, Tito e Alfredo. Cerchiamo di svegliarci e chiacchieriamo del più e del meno finché Tito ci chiede delle opinioni sul seminario…e io ci metto poco, davvero poco, a realizzare di sentirmi un po’ fuori posto.
(“oh, me tapina, senza una laurea in economia, nè esperienze di sviluppo locale, ma pensa te che situazione…”)
Insomma, che faccio? Guardo nel vuoto e non so bene come dare un contributo. Opto in breve per l’unico modo plausibile: comincio a far la scema, facendo battute, e a suggerire improbabili spunti a partire dagli articoli del quotidiano che sto leggendo. Poi ho un colpo “di genio” (genio si fa per dire, e anche colpo, per la verità): sfido Tito a inserire nel suo intervento una parola che non c’entra niente col tema. Mi viene in mente che un amico mi aveva detto che con alcuni amici faceva questo gioco quando dovevano parlare in pubblico e che usavano la parola “fagiano”.
Ora, io di solito faccio queste cose a cuor leggero, dato che raramente vengo presa sul serio, quindi come potevo immaginare che Tito avrebbe accolto la sfida e cominciato a rimuginarci di lì al nostro arrivo a UniCal?
Io non ci ho davvero creduto, in realtà, finché a un certo punto dell’intervento Tito ha cominciato a fare degli esempi di progetti di sviluppo locale e dice, ebbene sì, la parola “fagiano”, tre, quattro volte. ” “Se il tuo progetto è un allevamento di fagiani si deve sentire la puzza del fagiano”.
Eccolo lì, il fagiano, inserito in modo tanto plausibile nel contesto che più se ne parla più diventa un concetto pieno di significato.
Spero solo che quando verrà scritto qualche libro tipo “L’evidenza del fagiano”, futuro caposaldo di studi economici sullo sviluppo locale, ci si ricordi che tutto questo non sarebbe stato possibile senza un contributo di una senza laurea in economia che quel giorno voleva solo fare una battuta!
(per chi c’è ne riparliamo lunedì sera. Ci vediamo, vero?)



18 Luglio 2008, ore 17:08
La più grande fonte di ispirazione di idee creative è la natura, gli animali, le piante, organismi anche semplici, che evidentemente non hanno la laurea in economia.
Questo è un concetto affascinante, perchè significa che la creatività e l’innovazione è potenzialmente aperta a tutti, moltissime invenzioni o intuizioni importanti sono venute da chi non era esperto del settore; moltissimi economisti, futurologi, scienziati si ispirano a intuizioni di saggi, concetti zen, tao, ecc.
Sta poi a ingegneri, consulenti, scienziati,economisti e professionisti vari ottimizzare quelle invenzioni o intuizioni e fare sì che abbiano mercato.
Ps: a proposito di ragionamento Zen o fuzzy logic, dimentichiamo da occidentali che la laurea in una materia certifica che conosciamo 1/1000 dello scibile umano (e mi tengo basso!), non dice nulla sulla conoscenza del 999/1000 del resto che non è certificato;
L’effetto rete a cui tende Kublai fa proprio quello cercare di condividere una parte del restante 999/1000 di conoscenza che magari non possediamo.
Ps: non più la quaglia e quagliare, ma fagianare …..si dovrà dire ehehhe
18 Luglio 2008, ore 21:31
aspetta, fammi capire… quindi da adesso in poi possiamo prendercela con te?
18 Luglio 2008, ore 21:46
Mae*: certo che non c’è considerazione per il mio dramma interiore, nè apprezzamento per la mia simpatia (o tentativo di)!
19 Luglio 2008, ore 17:53
non leggevo un “me tapina” da un Topolino del ‘76
19 Luglio 2008, ore 23:38
Ho dei riferimenti culturali di spessore, meno male che qualcuno se ne accorge ogni tanto!
23 Luglio 2008, ore 13:30
Il mio racconto dell’evento che ha originato il Fagiano è specularmente opposto a quello di Antonella. Eravamo in treno diretti verso Castiglione Cosentino, ed io, preoccupato dal dover parlare delle aspettative ministeriali rispetto al network dei creativi, ho chiesto aiuto ai miei due compagni di viaggio: Marco e Antonella chiedendo loro: “ditemi qualcosa di intelligente, una chiusura ad effetto che potrebbe infiammare il mio intervento ed intrigare i creativi/tecnologici che avremo in sala”. Ovvero: io noioso economista che non riesce neanche a mantenere un network funzionale con i suoi familiari di primo grado, come posso cercare di non far scappare gli astanti?
La risposta di Antonella era puntuata da termini come “blog” “barcamp” e “social network”, ed aumentò il mio senso di inadeguatezza per il non conoscere le norme informali che regolano quegli avanzatissimi mondi virtuali. Tra queste, a quanto capivo, c’era la regola, di chiara matrice dadaista, di parlare di fagiani ed altri oggetti random fuori contesto, all’interno di qualunque intervento pubblico, qualunque sia il suo oggetto.
Quindi, se Antonella si definisce tapina, io ho ancor più pieno titolo per dire “me misero, me tapino”.
L’inserimento del fagiano nel mio intervento, invece, credo che sia riuscito abbastanza bene.
23 Luglio 2008, ore 13:40
Eggià, io pensavo prooooprio al dadaismo!
(io mi diverto da matti quando vengo presa immeritatamente sul serio!)
23 Luglio 2008, ore 18:10
[…] E poi resta ancora posto per telefonate degli assenti Roberta e Fabio/Asian, racconti di viaggi, rose in regalo alle kublaiane presenti (grazie Alberto!), precisazioni sui fagiani. […]
23 Luglio 2008, ore 21:28
Ma quando si dice il destino! Il 19 Luglio sono stata al bosco Maglie di Grumento Nova in Val d’agri per una iniziativa cui hanno partecipato con installazioni site specific Elisa Laraia e Silvio Giordano dell’Art Factory Basilicata. Passeggiando nel bosco, non ci crederete, mi sono imbattuta in un fagiano! Un segno del destino mi sono detta, ed ecco il fagiano! Ve lo invio nello spazio dedicato al mio progetto. Avrei voluto esserci a Roma, sarà per la prossima. Saluti, Lorenza