Copyleft Festival
Cat: In viaggio
Il fine settimana aretino mi ha svelato una città pulsante. La nuova linfa è un festival tutto dedicato al Copyleft.
Gli sforzi di Marco Gallorini e degli altri ragazzi dell’associazione culturale “InProspettiva” sono stati enormi. Giunti quest’anno alla seconda edizione, sono stati loro i primi in Italia a proporre un evento dedicato alle vie alternative al copyright nella diffusione dei prodotti d’ingegno (“ah, ecco perché copy-left!”).
Qui si presenta una filosofia, quella dello “sviluppo sostenibile del diritto d’autore“, così come già professata dai Wu Ming, famoso collettivo di scrittori bolognesi.
Con i più di trenta eventi – tra conferenze, mostre, workshop, concorsi e premiazioni – e ottanta ospiti, alcuni dei quali noti al grande pubblico, questo appuntamento ha tutte le carte in regola per crescere e diventare un punto di riferimento per il dibattito e per l’aggiornamento nel settore. Un punto di raccolta per curiosi, utenti e professionisti.
L’interesse della stampa si è già rivelato molto forte, compreso quello della maggiore testata economica del nostro paese. Segno che l’argomento affrontato e il modo di affrontarlo sono stati centrati.
Un aspetto che mi è molto piaciuto è stato quello della location diffusa, articolata in due piazze e una sala – quella della Camera di commercio locale –, tutte a pochi passi l’una dall’altra. Del resto, gli appuntamenti erano veramente tanti per non prevedere un’organizzazione di questo tipo. La breve distanza dava però alla manifestazione un senso di unitarietà. La funzionalità della sala, in questo weekend settembrino dispettosamente piovoso, è poi inutile da sottolineare!
Un altro aspetto che mi sembra rilevante è il taglio culturale e non puramente commerciale degli interventi.
Insomma, questo Copyleft s’ha da fare e s’ha da far crescere. Non solo ce la può fare, ma ne ha tutte le potenzialità.
10 Responses to “Copyleft Festival”
Alberto on 18 set 2008 at 23:06 #
Ottima domanda. Rispondo con un’ipotesi su cui vorrei fare un po’ di ricerca nel prossimo futuro:
H0: Le relazioni generative (e quindi l’innovazione) si nutrono di conoscenza liberamente accessibile. Recintare un pezzo di conoscenza implica almeno in parte sterilizzarla rispetto alla possibilità di contribuire alla generazione di innovazione.
C’è un argomento tipo paradosso di Arrow dietro H0: quando innovi non sai esattamente cosa cerchi, ti lasci colpire, e quindi eserciti serendipity andando in giro tra risorse cognitive poco costose e di facile accesso. Penso anche di avere un’idea di come si potrebbe cercare un riscontro empirico di un’ipotesi come questa.
Diomira on 19 set 2008 at 09:18 #
Mi aggiungo all’autorevole risposta di Alberto e anch’io ribadisco l’importanza che a mio avviso ha una diffusione più democratica della cultura e meno aziendale o elitaria. Meno volta a favorire le industrie discografiche e le varie società di “protezione” (così la chiamano) del diritto d’autore piuttosto che gli artisti, i creativi veri.
Molti musicisti si stanno ribellando a questo sistema, cercando – ad esempio con canali online alla portata di tutti tipo MySpace – di aggirare i vincoli che le case discografiche stanno opponendo alla diffusione della loro produzione musicale. Alcuni di loro ne hanno anche parlato al Copyleft.
Ma si potrebbe fare l’esempio dei libri, soggetti ai supposti trend individuati dalle case editrici, quando invece un’opera letteraria dovrebbe anche poter essere dirompente, poter dare alla società umana qualcosa in più o di diverso da quello che si aspetta o che è abituata a “consumare”. L’esperimento di successo de “Il mio libro” – sito del gruppo L’Espresso in cui chiunque può pubblicare un proprio libro più o meno come pubblicherebbe un post di blog – sembra a questo riguardo lampante.
Ovviamente proprio l’evoluzione dei flussi della comunicazione su Internet, la loro massa, la loro velocità e il loro minor controllo non possono che spingere in questa direzione.
Dal punto di vista di Kublai tutto questo merita interesse proprio come stimolo e facilitazione alla produzione e alla diffusione della creatività.
Tito on 19 set 2008 at 13:54 #
Abbastanza soddisfatto delle risposte. Che in realtà risuonano anche con una serie di critiche crescenti all’interno del mondo industriale, sulla validità dei brevetti. Pare che il loro costo elevato e la loro capacità di protezione effettiva (bassa) li rendano sempre meno interessanti come modalità di tutela delle innovazioni delle imprese. Tutto ciò e molto Kublaiano, ma richiedde anche una grande dose di fiducia: nel futuro, nel prossimo, nel proprio progresso, nel ritmo crescente del cambiamento
Tito on 19 set 2008 at 13:57 #
Scusate, di solito non sono così sgrammaticato nei commenti. C’è un problema tecnico, a proposito del ritmo di evoluzione della tecnologia, che mi impedisce di vedere il commento nella sua interezza prima che l’abbia inviato. Credo dipenda dal fatto che qui nei menadri ministeriali usiamo ancora Explorer (orrore) versione 6.0 (vergogna).
Alberto on 19 set 2008 at 14:57 #
Ehi, Tito, quando uno comincia a guardare con sospetto chiunque non usi Firefox di solito si è geekizzato senza rimedio…
marco gallorini on 22 set 2008 at 00:25 #
cari, ci sarebbero centinaia di osservazioni da fare, da organizzatore del festival così al volo mi viene da dire che:
a- l’interesse attorno al movimento è in costante crescita, la rassegna stampa di quest’anno e le 20000 visite sul sito lo testimoniano
b- il copyleft come modello economico funziona, non sono soltanto belle parole: Diomira che era presente avrà forse avuto modo di sentire interventi come quelli di Marco Fagotti o David D’Atri, etichette in copyleft che guadagnano soldini pur consentendo il libero download dei pezzi..
c- è un modo di concepire la cultura slegato dalle logiche del grande business (anche se nulla lo esclude), ovvero, non si vede la cultura come un modo per accumulare grandi capitali, quanto come strumento di crescita della società nel suo insieme; meglio un vasco rossi o 400 musicisti che vivono dignitosamente del loro lavoro artistico e diffondono idee, tracciano percorsi, segnano il cambiamento? Alberto da musicista di alto livello penso possa testimoniare dell’importanza di una varietà di offerte, percorsi e quindi di idee, stimoli, ecc. ecc.
d- per come lo viviamo noi copyleft significa anche accessibilità ai beni comuni come farmaci, acqua, no al prestito bibliotecario a pagamento e via dicendo. Tanto per tornare al mercato che tutto regola, fagocita, monetizza.
e- preciso infine che non è il primo festival in ordine temporale, sennò gli amici di Parma che fanno il cc festival mi si arrabbiano!!
è forse il primo festival che cerca di allargare dall’ambito giuridico a un panorama più ampio, cercando di dare un’idea nuova (ma poi in realtà queste cose le diceva già stalmann quasi 30 anni fa.. a testimonianza, wu ming docet, che le idee circolano, sono già in mezzo e noi, che le riprendiamo e le rielaboriamo soltanto.. per questo le storie non si pagano, i libri come oggetti che contengono le storie si). La nostra è una vocazione divulgativa, e quest’anno si sono visti i primi frutti, ad esempio De Cataldo ha promesso di convertirsi al cc, fumettisti di livello hanno per la prima volta rilasciato tavole in cc..
Mi fermo qui, spero che anche su Kublai nascano idee e stimoli legati al copyleft, noi siamo per natura aperti ad ogni tipo di proposta!
Un abbraccio
Marco
marco gallorini on 22 set 2008 at 00:32 #
ah, l’ipotesi di Alberto è stata dimostrata proprio da Stalman: linux è cresciuto perché nessun recinto è mai stato posto.. se il codice sorgente libero, chiunque dalla sua scrivania è libero di sviluppare. Le differenze tra Mozilla e Internet Explorer, tanto per riprendere un caso citato in questa discussione, stanno proprio nella mancanza di recinzioni del primo e non del secondo!
Alberto on 22 set 2008 at 09:35 #
Marco, è vero che il successo di Linux si basa sulla mancanza di protezioni, ma qualcuno sostiene che il software è un caso speciale (per esempio Don Tapscott in Wikinomics. In più, c’è il fatto che anche nel software degli oltre 100.000 progetti opensource di Sourceforge 75.000 non sono MAI stati scaricati, NEMMENO UNA VOLTA, e altri 20.000 sono sostanzialmente fermi. Sono solo pochissimi i progetti che vanno bene. La mia opinione personale, basata su un argomento di tipo Long Tail, è che questo non sia affatto un problema, ma devo ammettere che molti la pensano diversamente. H0, credo, potrebbe avere una verifica più diretta, almeno nell’ambito della creatività.
Diomira on 22 set 2008 at 10:45 #
Sì, credo che abbiate avuto il merito – voi di Copyleft – di creare un evento che parla in generale di tutte le forme non copyright, e non soltanto di Creative Commons, che è solo una delle formule reali e potenziali di licenza creativa. Da quello che ho potuto vedere al festival, mi è infatti sembrato che ci sia anche molto spazio per il dibattito e per le possibilità future di questo settore.
Non si può non riconoscervi il merito e l’ambizione di voler lanciare un occhio dall’alto su un settore nella sua interezza. E spero che non perdiate questo taglio globale, a mio avviso un valore aggiunto che può portarvi lontano.

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Tito on 18 set 2008 at 14:46 #
diomira, il tuo post mi ha lasciato con l’acquolina in bocca. Eppure di questa materia ne so così pocoo che non so che domande fartAh ecco, me n’è venuta in mente una: mi sembra che l’argomento copyleft abbia grande rilevanza per Kublai, ci spieghi in che senso, ovvero che cosa potrebbe insegnarci?