Imprese sociali con beni confiscati alla criminalità
Cat: Kublai newsQuesto pomeriggio sarò al corso di “Esperto di economia sociale dei beni sequestrati e confiscati
alla criminalità organizzata” della Facoltà di Giurisprudenza Seconda Università di Napoli, a
Santa Maria C.V. (CE) per tenere una lezione sulla progettazione partecipata di un business plan.
Devo ringraziare Elena Cennini, kublaiana, per aver segnalato la nostra esperienza a Michele
Mosca, responsabile del corso. Mi è stato spiegato che questo corso è stato elaborato in
concertazione con i diretti interessati in modo da cucirlo intorno alle loro esigenze reali.
Sono molto felice di poter andare. La realtà dei beni confiscati e il loro reinserimento
nell’economia legale, è in inevitabile aumento. E’ noto quanto possa essere esteso il patrimonio
criminale, dunque c’è da aspettarsi una disponibilità in aumento sia di immobili che di imprese.
Le legge stabilisce che i beni confiscati possano essere assegnati ad associazioni non profit per
la loro gestione piuttosto che farli deperire. Quersto processo, iniziato negli anni ’70, si sta
progressivamente affinando in modo da rendere il reinserimento dei beni confiscati più veloce.
Ci sono ancora margini di miglioramento, ma sento di poter affermare che si tratta di una
operazione di successo.
Questi beni hanno delle potenzialità economiche, ma soprattutto rappresentano, in particolare in
certe aree del Paese, la vittoria della legalità sulla criminalità, portando con sé un valore
simbolico e sociale distintivo.
Oggi cercherò di affrontare proprio questo argomento: coinvolgere il territorio per valorizzare
il messaggio simbolico in un’ottica di sostenibilità economica.
Tag: beni confiscati, camorra, criminalità, impresa sociale, innovazione sociale, mafia, napoli, università 

