Kublai partecipa al Digital Experience Festival, che si svolge a Milano dal 7 al 12 marzo 2011. La manifestazione si propone di stimolare il confronto e promuovere l’attenzione sull’uso del digitale e sulle sue potenzialità nel semplificare le attività della vita quotidiana, dall’ambito sanitario a quello culturale, dagli aspetti finanziari a quelli commerciali, dalle esigenze di comunicazione a quelle della mobilità e così via. Si rivolge non solo agli esperti, ma a chiunque sia interessato ad approfondire i possibili utilizzi delle soluzioni digitali e a conoscere meglio le tecnologie del futuro.
Kublai interverrà all’incontro dal titolo
“Aggregazione e finanziamenti: strategie per l’innovazione”, (iscriviti qui)
in programma martedì 8 marzo dalle 10.00 alle 12.00
presso l’Istituto Europeo di Design, Sala S10, Via Amatore Sciesa 4, Milano. (mappa)
Insieme al nostro, ci sarà l’intervento di presentazione degli strumenti di finanziamento di Invitalia
Come sempre, l’invito è rivolto in particolare a tutti i progettisti kublaiani. Chi vuole può venire a presentare il suo progetto preparandosi una presentazione di pochi minuti. Non so di preciso quanto spazio avremo, ma io cercherò di darvi tutto il tempo possibile.
Esattamente andiamo al Corso di laurea interfacoltà di Scienze della Comunicazione (Lettere, Scienze Politiche e Economia) per incontrare i ragazzi del Laboratorio di comunicazione Fuori Campus.
L’incontro è nato dal dialogo con uno dei docenti, Flavia Baldassarri, kublaiana anche lei, che mi ha manifestato l’interesse per questa strana creatura che è Kublai.
Flavia ci racconta: “Fuori Campus è un laboratorio di comunicazione d’impresa interno ai nostri corsi. Un gruppo di docenti lavora con gruppetti di studenti per realizzare piani di comunicazione per aziende e enti esterni all’Università. E’ un modo virtuoso per tirar su un po’ di soldi che poi usiamo per le necessità dei corsi: gli studenti fanno pratica, i docenti escono dal guscio dell’Accademia, le imprese conoscono e “usano” la freschezza e la creatività dei ragazzi. “
Beh, ci piace e per questo andiamo ad incontrare questi studenti per parlare loro dell’esperienza di Kublai e per fare esercizi di creatività progettuale.
Flavia insegna Scrittura professionale, che è tutta la scrittura di tipo NON-personale, per Scienze della Comunicazione. Si occupa poi di tutti i progetti che buttano l’Università fuori dai banchi universitari.
Fuori dall’Università ha fatto un po’ di tutto sempre avendo a che fare con la comunicazione: scrittura programmi radiotelevisivi, formazione, organizzazione eventi, progettazione, consulenze, pure la conduzione di un programma di Rai International.
Noi ci portiamo dietro Libera Mariella Tavaglione che, in barba al detto nemo profeta in patria, racconterà ai perugini lo sviluppo del suo progetto .Strit a San Gemini, Terni.
L’Associazione per il Disegno Industriale si è resa conto che l’economia del ventunesimo secolo è sempre più basata sui servizi, e si sta chiedendo come trasferire in questo nuovo ambito la cultura del progetto maturata dai designer industriali negli ultimi decenni. A questo tema è dedicato un convegno che si svolgerà il 15 febbraio, a partire dalle 10, alla Fabbrica del Vapore di via Procaccini 4, a Milano.
Cosa c’entra questo con Kublai? A quanto pare c’entra molto. Il team del Politecnico di Milano che promuove il convegno – e il cui referente scientifico è Ezio Manzini, il decano del design dei servizi in Italia – ha deciso di inserire Kublai stessa e un progetto che proprio in Kublai è stato incubato, CriticalCity Upload, tra gli esempi eccellenti di design dei servizi. A questa scelta non credo sia estraneo Stefano Maffei, designer kublaiano e collaboratore di Manzini.
Può avere senso considerare Kublai come una piattaforma per il design? Io credo di sì. In fondo la parola “design” vuol dire “progettazione”, e contiene un’idea di consapevolezza. Produrre documenti di progetto su Kublai a me pare un esercizio continuo di consapevolezza: dell’esistenza di un bisogno, delle modalità con cui viene espresso, delle complesse interrelazioni tra equilibrio economico-finanziario, efficacia dell’intervento, quanto ci divertiamo a pensarlo e a metterlo in atto. Solo quando tutto si tiene in modo armonioso il progetto può dirsi completo. Quindi possiamo chiamarci designer, che fa anche più figo! Se passate da Milano e avete voglia di discutere di queste cose, venite a trovarci. Info e programma qui.
Aggiornamento dopo lo streaming:
Bella l’energia che c’era ieri a Bari al Festival dell’Innovazione, con Alberto che ha presentato Wikicrazia e l’approccio wiki alle politiche sulla creatività assieme ad Annibale D’Elia di Bollenti Spiriti e Rossella Tarantino di Visioni Urbane.
Io ho presentato un pò l’esperienza sul campo del community staff, raccontando di alcuni progetti delle loro interazioni nate in Kublai.
Anche quest’anno l’Agenzia regionale per le Tecnologie e l’Innovazione della Puglia organizzerà un Festival dell’Innovazione. Al suo interno è prevista una sezione definita Puglia Innovation Contest, che avrà la finalità di individuare le 20 migliori idee creative e innovative. Kublai sarà partner nel processo di ricerca di innovatori e idee, in base a quelle che sono le finalità progettuali, ovvero cercherà di facilitare le giuste connessioni fra persone, progetti e sviluppo.
Siete pugliesi e avete un’idea o un progetto creativo e meno di 30 anni?
Avete tempo fino al 20 novembre (scadenza prorogata!), termine del concorso “Puglia Innovention Contest”, per metterla a punto e presentarla. Le 20 idee finaliste saranno invitate al Festival dell’Innovazione 2010, all’interno della Fiera del Levante Bari del 1-2-3 dicembre, durante il quale saranno premiate le 4 migliori idee nelle rispettive aree tematiche.
Quest’estate è andata così: i kublaiani sentivano il bisogno di trovarsi fisicamente. Dopo il viaggio di Marco e Walter al Salento Fun Park e al Lucania Film Festival e la spedizione del gruppo di CriticalCity e Mariella di Musica come acqua a Balla Coi Cinghiali, gli Angeli per Viaggiatori hanno volato su Patti e si sono posati al Caffè Galante. Questo è il resoconto di Nino aka Pico, patron del Caffè.
In una notte di mezza estate (esattamente il 13 Agosto) si è svolto a Patti un evento che ha visti coinvolti insieme un paio di progetti kublaiani: Angeli per Viaggiatori e Caffè Galante; sto parlando della Notte per la Cultura, una serata che ha avuto l’obiettivo di far scoprire ai visitatori e riscoprire agli stessi pattesi la parte più antica e interessante della piccola cittadina siciliana. Quella parte di città che anche se in stato prevalente di incuria e di abbandono, conserva l’originario impianto medievale e un discreto numero di monumenti, alcuni dei quali recentemente restaurati, altri vicini ad esserlo, altri ancora bisognosi di esserlo, e per la quale i cittadini sperano sempre possa essere attuato quel piano di recupero elaborato un paio di anni fa, e che giace ancora in un cassetto, per ridare vitalità culturale ed economica al cuore di questa città.
La Notte per la Cultura è nata da un idea e dall’amore per la propria città e per le proprie radici di un giovane neo archeologo, Cristian (profilo su Kublai), e portata a buon fine, grazie alla voglia di continuare a sperimentare quella collaborazione tra associazioni pattesi, avviata alla fine dello scorso anno; grazie all’impegno dei soci di Officina delle Idee, del Club Amici di Salvatore Quasimodo di Patti (quest’ultimo, nato da una delle attività previste dal progetto Caffè Galante) e di alcuni giovani volontari che hanno indossato, tutti quanti, per l’occasione, gli abiti e lo spirito di Angeli per Viaggiatori, guidando le visite o accogliendo e assistendo nei luoghi presidiati visitatori e cittadini avidi di sapere; grazie alla disponibilità dei proprietari dei luoghi e dei monumenti, pubblici e privati, visitati, primo tra tutti il Comune, che ha accolto con entusiasmo l’iniziativa proposta dalle due associazioni, contribuendo economicamente alla realizzazione, rendendo disponibili per la visita alcuni luoghi importanti, assicurando la presenza del personale nonostante l’ora tarda e inconsueta; grazie ai visitatori che, molto più numerosi (parecchie centinaia) di quelli attesi, hanno decretato il successo della serata, espresso il loro gradimento verso un’iniziativa che qualcuno riteneva, al contrario, elitaria e d’interesse circoscritto. Bisognava davvero vederli tutti, quei volti, di cittadini, pellegrini di ritorno nei quartieri natii o vogliosi di farli conoscere ai propri figli e nipoti e di visitatori, giunti anche con i pullman dagli alberghi cittadini situati al mare, attenti e curiosi di conoscere i particolari e le storie che i nostri Angeli raccontavano.
E’ stata una serata emozionante, per tanti versi: per la partecipazione superiore alle aspettative, come ho già detto, e che ci ha lasciati tutti felicemente stupiti; per l’incontro con Virginia, angelo di Napoli che fa parte dello staff di Angeli per Viaggiatori e che trovandosi in vacanza in zona si è unita agli altri angeli di Patti e Tindari finendo col ricoprire il duplice ruolo di angelo e di viaggiatore insieme; per l’incontro con Elena, kublaiana della prima ora, fan e “fotografa ufficiale” del Caffè Galante, che è venuta a trovarmi per la quarta volta a Patti in poco più di un anno; per l’incontro, inaspettato, con alcune amiche di Alberto e Ludovica, originarie di Patti ma che vivono a Modena e che si sono sorprese di respirare in quella circostanza lo spirito kublaiano che pervadeva la serata; per il fatto stesso infine che due progetti storici kublaiani si siano ritrovati insieme attivamente per dare vita all’evento, materializzando ancora una volta ed in quei luoghi Kublai e i due progetti stessi.
Che emozione vedere al Caffè Galante e ovunque nel centro storico giovani volontari riconoscibili da un cartellino su cui scorgevi in bella vista il nome, il logo di Angeli per Viaggiatori e leggervi “un amico nella città che vuoi visitare”.
“Qui dice che lei è stato decorato”
“Sissignore”
“E l’hanno trasferita in questo posto?”
“A dire il vero sono qui su mia richiesta…”
“E perché?”
“Volevo vedere la frontiera”
“Vuole vedere la frontiera??”
“Sissignore… prima che scompaia.” .
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Al KublaiCamp di Roma, quest’anno, c’è stato un gruppo di ragazzi che ci ha parlato di sogni, e di frontiera, erano i ragazzi di Balla coi Cinghiali, un festival musicale gratuito a Bardineto, in provincia di Savona, nell’entroterra ligure.
Come l’anno scorso, conoscere kublaiani ha influenzato anche quest’anno le nostre vacanze (eravamo stati a Pisticci per LFF, dove quest’anno sono andati Marco e Walter) e ci siamo organizzati in gruppo per raggiungere il festival.
Il gruppo era eterogeneo e composto da kublaiani e non, milanesi ed emiliani, chi tornava dalle vacanze in Sardegna e chi da una settimana in Toscana, chi da due giorni nel mare ligure e chi direttamente da Ferrara.
Quattro tende, 15 persone, molti cellulari scarichi!
Potrebbero quindi esserci altrettanti racconti del festival, perché con molti non sono neanche riuscito a vedermi (Augusto, Giacomo e Simone).
Insieme ad Ottavia, di Film Voices, siamo arrivati al Festival venerdì pomeriggio, partendo da una costa che non prometteva niente di buono, le nuvole stabili sui primi rilievi mi facevano pensare ad un Bardineto arroccato tra i monti e percosso dalla tempesta.
Superate però le prime curve, e salendo di quota, scoprivamo un entroterra verde e soprattutto il sole, ed un paese veramente in festa, tantissimi ragazzi con tende e sacchi a pelo, un parcheggio pieno di Volskwagen d’epoca, con musica anni ’60, l’aria fresca della montagna, vecchiette alle finestre che sorridevano.
Robe strane, mancavano i folletti e gli animali parlanti.
Perso il passaggio degli asinelli (che aiutavano chi lo volesse a portare le tende fino all’area campeggio), ci siamo caricati tutto in spalla e ci siamo mossi verso l’area tende, dove abbiamo trovato Duccio e abbiamo installato il campo.
Poi via.
È tragico che debba raccontare io qualcosa del festival, quando il mio ultimo ricordo risale alle prime due bottiglie di vino bianco (rigorosamente DOC) che abbiamo preso come aperitivo, insieme a delle squisite panisse fritte (fatte di farina di ceci), in verità ricordo anche le 5 bottiglie di vino rosso (rigorosamente DOC) che abbiamo preso in seguito.
E devo dire che la serata è stata bellissima, tanta gente, musica divertente, persone che ridevano (e Piero che si era perso) siamo rimasti a ballare fino all’ultimo gruppo, che venerdì erano i Perturbazione, per poi ritirarci nelle tende.
Purtroppo il giorno dopo io e Ottavia siamo dovuti rientrare quindi, dopo un risveglio tipo Giardino dell’Eden (svegliarsi con quell’aria e con quel sole è stato veramente fantastico!) ed una colazione pantagruelica (pizza, brioche, pancetta e uova), abbiamo lasciato Bardineto.
Diverse le cose che mi hanno colpito del festival, e devo ammettere che non sono tutte positive.
La prima è il mix incredibile di età, sia nel pubblico, famiglie con bambini, signore anziane, ragazzetti, sia tra i volontari: si tratta di qualcosa che coinvolge tutto un paese ed è in grado di interessare tante tipologie di persone, magari per motivi diversi (il cibo, lo skate park, le bancarelle, le musiche).
La seconda è il rispetto: Duccio mi ha raccontato del discorso che Roberto ha fatto prima del concerto dei Motel Connection, sabato sera, e mi ha detto che ha spesso utilizzato questa parola, nessuno si è fatto male nonostante tutte le bevande fossero servite in bottiglie di vetro (ai concerti in genere le bottiglie sono ammesse solo se di plastica e senza tappo, che viene sequestrato), c’è un atteggiamento di fondo verso il festival e chi organizza, di interazione positiva e rispetto reciproco.
La terza è stato il grande numero di persone presenti (si parla di circa 60.000), che però ha sorpreso l’organizzazione, almeno per quanto riguarda il campeggio: i servizi igienici erano inservibili e sottodimensionati (sebbene fosse stato pagato un obolo per l’accesso all’area) ed il controllo abbastanza scarso (diversi cani giravano liberi).
Due, infine, le cose certe: la prima è che spero (magari partendo da questo report e dai racconti paralleli che possono nascere come commenti) che la discussione sul progetto all’interno del Ning si animi e che lo stesso possa crescere e migliorare, la seconda è che l’anno prossimo ci tornerò e per tre giorni interi esplorerò la frontiera, che non credo scomparirà presto!
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P.S. resoconti più approfonditi sul Reti Glocali Camp realizzato all’interno di BCC li potete trovare sul blog di Enrico e di Reti Glocali
Inizia oggi il festival Balla coi Cinghiali a Bardineto di Savona in Liguria, che quest’anno ospiterà anche il Reti Glocali Camp organizzato da Enrico e Reti Glocali.
Per l’occasione stanno confluendo in Liguria anche il gruppo di Critical City (Augusto, Matteo e Duccio), Ottavia di Film Voices e moltialtrikublaiani che si sono conosciuti allo scorso Kublai Camp e avevano da tempo fissato questo appuntamento per rivedersi.
Ci hanno promesso un resoconto della tre giorni, lo aspettiamo con impazienza. Per ora in bocca al lupo e lunga vita ai cinghiali liguri!
Due anni fa Kublai era appena iniziato e un piccolo problema di salute mi aveva impedito di partecipare al nostro primo mini-tour del Mezzogiorno, che prevedeva una tappa al Lucania Film Festival e visite ad altri progetti poi raccontati nei video realizzati con Jokino (aka Giovanni di Kinovan). Al festival erano andati Alberto ed Antonella, che non mancarono poi di riportarci ricchi resoconti di viaggio. A me però era rimasto il rammarico dell’occasione mancata, e ogni volta che sentivo Max gli ripetevo che prima o poi ce l’avrei fatta ad andarci.
L’occasione si è finalmente presentata quest’anno, e un paio di settimane fa ho sentito Walter per organizzare: “Che ne dici se ti passo a trovare un paio di giorni e facciamo un salto assieme al Lucania Film Festival?”
Detto, fatto. In mezz’ora di chiacchierata in skype il viaggio era organizzato: prima tappa la festa del Salento Fun Park in piazza a Mesagne il 9 agosto, poi il 10 e l’11 si va a Pisticci.
E così è stato, in un paio di giorni a ritmi serratissimi abbiamo prima incontrato Titti, Omar, Giampaolo e tutti i ragazzi del Salento Fun Park il 9 sera, poi rotta verso casa di Walter e la mattina dopo giro in centro a Taranto con visita alla Villa Peripato (questo nome vi ricorda qualcosa? ) dove gli aristocratici tarantini insegnavano passeggiando come nell’omonima scuola ateniese di Aristotele. Dai giardini del Peripato siamo poi passati ai quartieri popolari più difficili del centro storico, sempre con Walter che mi faceva da Cicerone in trincea. Nel pomeriggio la partenza alla volta della Basilicata.
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Passeggiando per i quartieri di Pisticci nei giorni del festival c’è la sensazione di un salto spazio-temporale: in pochi metri si passa da piccole strade vuote con casette basse bianche (le lammie), porte aperte con le tende, anziani che chiacchierano stando rigorosamente sulla propria sedia posizionata davanti casa, poi quasi all’improvviso, girato l’angolo, si arriva al rione Terravecchia, dove è tutto un fiorire di colori, tappeti rossi, strumenti musicali, ragazzi con accenti diversi, le immagini del cinema che la sera diventano ancora più magiche con lo sfondo della Chiesa Madre di Pisticci, la vallata coi calanchi sulla destra, le lampade della città vecchia, la folla che riempie le stradine del borgo fin su al castello.
I numeri raccontano di un festival in continua crescita: all’undicesima edizione, circa 10.000 presenze in 4 giorni, oltre 600 opere pervenute da tutto il mondo, una web tv che segue l’evento giorno per giorno in diretta, presente anche la traduzione in inglese per gli eventi principali, rapporti istituzionali sempre più solidi (dal 2006 Pisticci è “città del cortometraggio”), appena inaugurata anche la (più ambiziosa) sezione lungometraggi, sta diventando anche vetrina per realtà produttive del territorio, e ci sono altri progetti in cantiere legati alla riqualificazione urbana; la sensazione è di essere di fronte a un’organizzazione altamente professionale, ma composta pressoché totalmente da giovani del paese: “dev’essere così – ci hanno detto Max e Rocco – è il nostro lavoro, ma siamo ancora a metà dell’opera.” (qui un video-resoconto del festival)
La cosa che più colpisce di queste realtà – Mesagne, Taranto, Pisticci – è ancora una volta la determinazione di chi porta avanti progetti, giorno per giorno, contro tutte le difficoltà.
Mi piace chiudere questo diario di viaggio con le parole di Walter, che alla fine della proiezione di Basilicata Coast to Coast ha improvvisamente alzato la mano fra il pubblico di fianco a me per andare a fare un’ultima domanda a Rocco Papaleo, regista del film. Ecco la registrazione (scusate la qualità ma è ripresa dalla mia macchina fotografica):
I creativi interessati a realizzare prototipi delle loro idee a basso costo saranno contenti, soprattutto se abitano in Toscana: giovedì 14 abbiamo in programma il terzo e ultimo incontro del ciclo su Arduino. Siamo ospiti di Tecnotex, quindi – guidati come sempre da Costantino e Cristian – questa volta ci daremo alla moda intelligente: realizzeremo un prototipo di capo di abbigliamento dotato di un sensore di calore, e che trasmette informazioni sulla temperatura circostante via Internet, tramite un server di streaming. Tarato opportunamente, permetterà alle mamme italiane più tecnologiche di dare risposta alle domande veramente importanti, tipo “il bambino ha caldo?” o “il bambino ha freddo?”. Ci troviamo alle 10 di giovedì 15 luglio a Prato. Info (anche per le iscrizioni) qui.