Quando i kublaiani si incontrano…(Kublai beer a Roma)!

scritto da Antonella il 23-07-2008

La Kublai beer arriva dopo un pomeriggio di riunioni del gruppo di progetto in cui il gruppo di progetto, letterlamente, si…incontra! Già, perché è la prima volta in assoluto in cui tutti ci incontriamo e ci troviamo nello stesso posto – chissà quali sono le opinioni di ognuno.

Ma non c’è tempo di fermarsi, è l’ora della Kublai beer!
La pioggia e il vento della giornata hanno creato dubbi sulla location “isola Tiberina” ma alla fine il tempo è clemente e così ci dirigiamo impavidi verso Trastevere a bordo di due taxi, io e Mae alla guida della carovana (il sogno di gg di pronunciare le fatidiche parole “segua quel taxi” si infrange sulla nostra comunicazione preventiva della destinazione, sarà per un’altra volta).

Una volta arrivati facciamo un giro esplorativo finendo per optare per un’americaneggiante steakhouse dove ci raggiunge la prima kublaiana, M.Elena/Martha, arrivata apposta da Palermo!! La mia prima sorpresa personale è che M. Elena – che ha un delizioso accento spagnolo – è di un’altezza normale e non altissima, come me la ero immaginata (certo, non ha nemmeno le ali, contrariamente al suo avatar ma quello lo avevo più o meno previsto). Chi è alta è invece Adriana/Ginevra che ci raggiunge quando siamo sull’isola, appena prima di incontrare Phil e la sua bimba, William e Titty.
Momento di saluti, mescolamento, ordine tra foto, avatar, facce, mani che si intrecciano e “ehi!!” - esclamazione quasi d’obbligo in certi casi. Poi in qualche modo riusciamo a sederci colonizzando parte dell’angolo nord (che poi è ad ovest) dell’isola Tiberina, raggiunti anche da Tito e Marco, ministeriali in libera uscita – e t-shirt, son cose che uno non immagina, funzionari di ministero in possesso di vere magliette! :P

I gruppi si formano, si disfano, i drink si affollano sui tavolini e le parole fluiscono..il tutto saltellando da un posto all’altro dei divanetti, in una specie di riedizione del salottino del Porto dei Creativi in Second Life (“ma questo qui è più scomodo” commenta qualcuno, ebbene sì!).

Quando i kublaiani si incontrano si parla di Kublai e del Porto dei Creativi, ma anche dei posti da cui veniamo, di quello che facciamo.

Quando i kublaiani si incontrano si scopre che anche chi si occupa di politiche di sviluppo locale gioca a calcetto e che se ti metti in un angolo preciso le prese in giro si abbatteranno su di te con potenza e precisione, non importa che magari sia la prima volta che ci si vede di persona. (Ne fa le spese gg per primo e più di tutti. Poi si sposta da quell’angolo e chiunque vi si sieda viene accolto dall’esclamazione “No, quell’angolo no!!”).

E poi resta ancora posto per telefonate degli assenti Roberta e Fabio/Asian, racconti di viaggi, rose in regalo alle kublaiane presenti (grazie Alberto!), precisazioni sui fagiani.

Il racconto della serata dovrebbe farlo ognuno dei presenti, a dire il vero. Anzi, se a qualcuno viene voglia di parlarne e condividere le foto (qui quelle di Elena e qui quelle di Adriana…le altre dove sono?!!?) segnalatemelo. Perché i sorrisi veri e la sintonia son difficili da spiegare a parole, non nel dettaglio, almeno.

Quanto alla proposta di altre Kublai beer in altre parti d’Italia…ci saranno occasioni mooolto prima di quanto pensiate!!



La mossa del fagiano

scritto da Antonella il 18-07-2008

Su Kublai si parla sempre più spesso di “fagiano”, una parola che, almeno per noi, ha perso il suo significato originario per indicarne uno molto specifico.
“Si deve sentire il fagiano” dice spesso Alberto per spiegare che ogni progetto deve avere innanzitutto un cuore pulsante, che si deve sentire l’idea forte che c’è alla base, palpabile in tutti gli aspetti, quando ci si lavora e quando se ne parla. Insomma, come ha detto Tito: “Se il tuo progetto è un allevamento di fagiani si deve sentire la puzza del fagiano”.

Tutte le volte che sento parlare di fagiani in questo modo sono sempre indecisa tra l’ammirazione per la formulazione di questo concetto e la sfrenata voglia di scoppiare a ridere. Perché il fagiano in Kublai ha un’origine tutt’altro che teorica.

Ma andiamo con ordine. A fine maggio un bel gruppo di persone dello staff di Kublai parte alla volta di Cosenza per presentare le attività di Kublai nel corso di un seminario universitario. Così di prima mattina mi ritrovo su un treno con Marco, Tito e Alfredo. Cerchiamo di svegliarci e chiacchieriamo del più e del meno finché Tito ci chiede delle opinioni sul seminario…e io ci metto poco, davvero poco, a realizzare di sentirmi un po’ fuori posto.

(“oh, me tapina, senza una laurea in economia, nè esperienze di sviluppo locale, ma pensa te che situazione…”)

Insomma, che faccio? Guardo nel vuoto e non so bene come dare un contributo. Opto in breve per l’unico modo plausibile: comincio a far la scema, facendo battute, e a suggerire improbabili spunti a partire dagli articoli del quotidiano che sto leggendo. Poi ho un colpo “di genio” (genio si fa per dire, e anche colpo, per la verità): sfido Tito a inserire nel suo intervento una parola che non c’entra niente col tema. Mi viene in mente che un amico mi aveva detto che con alcuni amici faceva questo gioco quando dovevano parlare in pubblico e che usavano la parola “fagiano”.

Ora, io di solito faccio queste cose a cuor leggero, dato che raramente vengo presa sul serio, quindi come potevo immaginare che Tito avrebbe accolto la sfida e cominciato a rimuginarci di lì al nostro arrivo a UniCal?

Io non ci ho davvero creduto, in realtà, finché a un certo punto dell’intervento Tito ha cominciato a fare degli esempi di progetti di sviluppo locale e dice, ebbene sì, la parola “fagiano”, tre, quattro volte. ” “Se il tuo progetto è un allevamento di fagiani si deve sentire la puzza del fagiano”.

Eccolo lì, il fagiano, inserito in modo tanto plausibile nel contesto che più se ne parla più diventa un concetto pieno di significato.

Spero solo che quando verrà scritto qualche libro tipo “L’evidenza del fagiano”, futuro caposaldo di studi economici sullo sviluppo locale, ci si ricordi che tutto questo non sarebbe stato possibile senza un contributo di una senza laurea in economia che quel giorno voleva solo fare una battuta! ;-)

(per chi c’è ne riparliamo lunedì sera. Ci vediamo, vero?)


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Kublai Monitor per il tuo blog

scritto da g.g. il 14-07-2008


Stamattina ho giocato un po’. Ne è venuto fuori un widget per tenere sotto controllo il blog, le attività del social network e gli appuntamenti. Per metterlo sul tuo blog o sulla tua pagina, devi solo copiare e incollare il codice qui sotto. :)




Piccole cose che Kublai può fare per te, e viceversa. (Manuale essenziale del kublaiano consapevole)

scritto da g.g. il 13-07-2008

Se prendi un fabbro e gli fai descrivere il suo lavoro, te lo racconterà come la storia di tanti piccoli (o grandi) oggetti, di ore di lavoro, di passione per i dettagli. Se chiedi al commercialista del fabbro di parlarti del lavoro del suo cliente, probabilmente, ti spiegherà i suoi flussi di cassa. Per un economista, invece, conterà molto il ruolo del piccolo artigiano all’interno di un sistema più ampio. In tutti e tre i casi il lavoro del fabbro produce oggetti da fabbro, con la passione del fabbro, ma solo con le diverse prospettive possiamo avere un quadro completo del lavoro del fabbro. Come dire, il fabbro da solo potrebbe non bastare ad essere fabbro. O semplicemente essere un fabbro parziale.

Se escludiamo una autoironica vocazione, una delle cose che mi ha attratto di Kublai, quando ho accettato di mettermi a cavallo col resto della truppa, è stata la composizione del nucleo centrale del team. La prima riunione, a Roma, l’abbiamo passata cercando di capirci tra noi. Il mantra era “cercare una convergenza lessicale”. Ricordo la faccia di Luca quando ho tirato fuori Second Life e la mia esigenza di insegnante di sostegno mentre loro tiravano fuori le loro complicate, affascinanti e (ora che comincio a capirle) bellissime teorie sul coaching. Venendo da ambienti diversi, persino i significati delle parole chiave spesso erano degli ostacoli. Io una volta ho provato a usare empowerment (nel senso buono, opposto a enforcement parlando di costruzione di un gruppo) e le occhiate di Alberto e Alfredo mi hanno gelato con garbo. Nel loro ambiente evidentemente il termine è usato con un’accezione svilita dai fatti, abusata o non so che. Ma ho imparato la lezione. Convergenza lessicale, convergenza lessicale.

Se vi raccontassi Kublai io, sarebbe una storia di persone. Kublai è un ambiente progettato per essere sano, ai massimi livelli possibili da una kantiana (e illuminista) considerazione filosofica: l’uomo è un legno storto e con gli uomini non ci si può fare nulla di perfettamente dritto. La saggezza popolare, meno a rischio di interpretazioni e sempre più efficace, direbbe: abbiamo tutti dei difetti. Ma si possono progettare ambienti che siano (o tendano ad essere) equi e si può instaurare una trasparenza che sia costruita sulla decisioni a somma non zero. Ogni volta che qualcuno di noi (lo staff, ma anche i singoli kublaiani) prende una decisione cooperativa, Kublai cresce. Ogni volta che qualcuno di noi prende una decisione competitiva con gli altri membri il progetto fa attrito.

Se ci raccontiamo Kublai così, è soprattutto una storia di intelligenze che capiscono che insieme valgono sempre più che da sole. Che si rendono conto che stabilire relazioni è importante quanto fare bene il proprio lavoro o ciò che si sa fare. Di più: che le relazioni spesso ci forniscono opportunità, know-how, punti di vista che nemmeno avremmo immaginato e che invece ci cambiano la vita. E’ un po’ come quando facciamo una ricerca con Google: sappiamo l’informazione che cerchiamo e ne conosciamo il valore. Ma molto spesso, grazie alla grammatica di rete, finiamo per imbatterci in una informazione che non pensavamo nemmeno esistesse e che, piccola forma di magia della connessione (culturale, neurale, umana), ci allarga l’orizzonte e ci mostra un campo che potevamo coltivare e che era nascosto da una piccola collina. C’est le réseau.

Ecco, il kublaiano sa questo. Sa che fare rete è importante quanto essere bravo. Il Kublaiano non è kublaiano perché è iscritto al ning e forse ha un’idea. E’ kublaiano perché sa che facendo rete: per definizione fa rete per sé e per gli altri, e gli altri fanno rete per lui. E si scoprono i campi dietro le colline. Il kublaiano è attento alle persone del network, ci parla anche se apparentemente lavorano in campi diversi (proprio perché senza i flussi di cassa nemmeno il fabbro sarebbe fabbro, se non per pura fortuna con la C maiuscola). Il kublaiano costruisce fiducia, per sè e per gli altri. Perché se funziona la rete, se siamo attenti, aumentano le opportunità per tutti.

Per questa ragione, in una prospettiva di volo più basso, Kublai è una serie di strumenti che sono a disposizione di tutti noi. Il primo è il blog (su cui ogni tanto vi raccontiamo cose, su cui avviamo alcune discussioni o raccogliamo stimoli). Il secondo è il ning, apparentemente meno strutturato ma molto più potente. Lì possiamo comunicare in maniera asincrona, quando abbiamo attenzione. Lì rimane memoria delle interazioni. Lì possiamo sfogliare i profili e capire chi sono i nostri vicini. Conoscerli, stabilire un primo contatto. Lì possiamo far convergere le persone che conosciamo e che non sono ancora nella rete Kublai: se ognuno di noi arricchisce la rete di un nodo, la forza della rete (per tutti) aumenta molto di più della somma algebrica dei nodi aggiunti. Cresciamo.

Poi c’è Second Life. Lì abbiamo la possibilità di incontrarci e fare cose. Il Porto dei Creativi è di tutto il network. Se sei dentro lo spirito di Kublai puoi usarlo anche per il tuo progetto. Possiamo assegnarti uno spazio per lavorarci, per fare le tue attività. Oltre allo spazio, ovviamente possiamo aiutarti ad usarlo per far avvicinare alle tue attività persone che non sai che esistono, che non raggiungeresti in altro modo. Facendo rete tu, facciamo rete tutti. E meglio.

Così dal mio punto di vista, che non esaurisce il punto di vista Kublai, il decalogo operativo del kublaiano è:

1. Spiega Kublai. Se non lo spieghi e non lo racconti, non fai la tua parte. Ma il punto vero è: se non lo fai tu, non lo fanno nemmeno gli altri, perché sono gli esempi positivi la nostra guida. E se non lo fai tu e non lo fanno gli altri, lo facciamo solo noi. Un motore che gira al minimo della sua potenza. O no?

2. Allarga Kublai. E’ la ricaduta a cascata del punto uno. Fai crescere la rete, portando i nuovi nodi sul nostro ning e spiegando loro che (nel loro e nostro interesse) devono curare il loro profilo e i rapporti con le persone che fanno Kublai. Se racconti Kublai, la prima cosa che scoprirai è che ci sono altre persone interessate a farti crescere, farci crescere.

3. Usa Kublai. Questa è meno intuitiva, ma fondamentale. Uno crede che usa Kublai facendo un progetto e ottenendo coaching ma questi sono solo gli obiettivi, gli effetti di Kublai. Il risultato (la quantità, la qualità dei progetti) dipende da come siamo capaci di fare rete noi, generare connessioni tra intelligenze ed argomenti, scoprire nuovi campi dietro le colline, e poi nuove colline, e nuovi campi ancora dietro queste. Parla con le persone, frequentale, impara. E insegna. Gli strumenti te li diamo, e ti insegniamo ad usarli se hai bisogno. Non temere di chiedere aiuto. Un approccio timido in una rete è come una televisione senza ripetitori. Esserci senza usare è come giocare a tennis contro un garage.

4-10. Spiega, allarga e usa Kublai. La cosa figa è che possiamo permetterci un decalogo semplice, fatto di tre regole e un po’ di perseveranza e determinazione.  Mica male, no?

A me questo progetto piace, ragazzi, perché è da qui che possiamo far crescere fiori e goderne la vita. Siamo lontani, sparsi per l’Italia, facciamo cose diverse, abbiamo percorsi diversi e mentalità differenti. Non saremmo stati insieme se non fosse per Kublai. E’ una scommessa: crediamo che insieme possiamo fare qualcosa di meglio e divertirci facendolo. Ma facciamolo davvero. Leggerezza, fiducia, idee sono le nostre alleate. La nostra capacità di conoscerci e lavorare insieme è il fattore competitivo. E’ su quella che dobbiamo lavorare. E io sono il primo a scommetterci :)


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Chiarirsi e chiarire: risistemato il blog di Kublai

scritto da Alberto il 11-07-2008

Beh, direi che possiamo dircelo: come tutti i veri processi sociali, Kublai proprio semplice non è. Si capisce benissimo dall’interno, partecipandovi, ma nei mesi scorsi abbiamo avuto qualche difficoltà a raccontarlo. Questa settimana, sentendoci pù sicuri del fatto nostro, abbiamo completamente risistemato la parte statica di questo blog. Molta attenzione è stata dedicata a raccontare Kublai in breve, spiegare come si fa a partecipare e come presentare progetti. Inoltre abbiamo aggiornata la sezione dedicata al gruppo di lavoro e la mappa dei kublaiani, oltre ad altre modifiche minori. Commenti e consigli per migliorare, ovviamente, sono sempre i benvenuti. Siamo qui per imparare.


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Nascita di una community

scritto da Alberto il 04-07-2008

Come ha scritto Giuseppe, mi arriva da Kublai una grande energia positiva. Si sta compiendo sotto i miei occhi un passaggio decisivo nella vita di una community: l’emergenza di un gruppo trainante, che ne condivide i valori e l’orientamento abbastanza profondamente da mettersi in gioco per essa.

Ci sono kublaiani che si prestano per discutere in profondità i progetti di altri kublaiani; organizzano incontri su temi specifici; propongono idee; elaborano materiali; caricano fotografie e video; partecipano a confronti e focus group; offrono assistenza e accoglienza ai nuovi arrivati; lavorano ad abbellire l’isola; soprattutto, raccontano Kublai ad altri, e spesso li motivano a parteciparvi. Tutto ciò avviene in modo spontaneo, e ognuno di loro si impegna nella cosa che sa fare meglio. Questa, signori, è internet al suo meglio: un social network che funziona, e si autorganizza.

Mi sembra giusto che riconosciamo il contributo insostituibile che queste persone stanno dando a Kublai, e che lo rendiamo visibile soprattutto a loro stesse. Questo nucleo attivo mi sembra così prezioso che mi viene voglia di delegargli pezzi di attività di Kublai; abbiamo anche creato i tag “Kublaian mentor” e “Kublaian staff” per l’eventualità.

Intanto grazie al nucleo dei Kublattivisti (Asian, Biagio, Castelpoggio, Criscia, Diomira, Isabella, Lorenza, Martha, Phil, Pico, Roberta, Simone, Valentina, Walter); grazie agli altri che stanno avvicinandosi (loro sanno chi sono). Davvero. Cercheremo di essere all’altezza della vostra fiducia e del vostro entusiasmo.



L’inconsapevole comunità di Greensboro, North Carolina

scritto da admin il 30-06-2008

Qualche altro pensiero dal mio viaggio della scorsa settimana.

Alla conferenza - di cui ho parlato più sotto - ho rivisto Ed Cone, un giornalista di Greensboro, nel North Carolina – e quest’ultimo dato è importante: tre anni fa, mentre scrivevo la mia tesi di laurea, ho letto della comunità di blogger che stava sorgendo praticamente in modo spontaneo in quella città e ho cominciato ad informarmene, a partire dal blog di Ed, giornalista di tecnologia, blogger della prima ora e, non ne dubito, un po’ l’artefice di questo passaggio di competenze nella sua città di origine.

Alcuni membri importanti della comunità e semplici cittadini hanno avviato i loro blog sui temi più vari, quasi tutti accomunati da una particolare attenzione verso avvenimenti e problemi di questa cittadina di 240.000 abitanti. I cambiamenti sono arrivati già a partire dai media: il quotidiano locale ha addirittura iniziato a introdurre blog e altri strumenti nella propria redazione proprio a partire dall’esempio dei blogger.

Ho letto molto delle piccole e grandi storie che questa inconsapevole comunità ha generato, ma una di quelle che preferisco è la raccolta di fondi per Jinni Hoggard, una donna malata di cancro che necessitava di cure costose: non è stata una semplice colletta ma una vera e propria giornata di festa con musica e vendita di prodotti, ed è stata organizzata in pochissimo tempo tramite il passaparola di questa piccola nascente comunità on/offline.

Ma Jinni (che adesso sta bene) non è il solo risultato ottenuto: dal 2005 la città ospita una conferenza su tecnologia e impatto locale chiamata Converge South che negli anni è diventata un punto di riferimento e ha ospitato importanti relatori. La cosa che ho apprezzato di più è stato però il clima informale generale e le attività a margine della conferenza (primo fra tutti il barbecue immenso che Dave, il marito di Jinni, prepara ogni anno) che hanno creato un ambiente in cui professori universitari, politici locali e imprenditori si mischiano a imbianchini con la passione per la politica, musicisti, assicuratori e studentelli stranieri…come la sottoscritta!! Perché io, a Converge South, ci sono andata alla sua prima edizione, invitata da Ed (senza che ce ne fosse motivo, se non che poteva essere utile per la mia tesi) e ospite dell’organizzazione della conferenza.

Il mio viaggio lì, la gente che ho incontrato sono alcuni tra i migliori motivi che tutt’ora ho per credere all’importanza di quello che possiamo fare quando i nostri progetti e le nostre idee usano gli strumenti della Rete - spesso, facendoci fare degli incontri fortunati.



Kublai notes, 19 giugno

scritto da Antonella il 19-06-2008

La mappa di Kublai. Per conoscerci e “trovarci” più facilmente ho creato una mappa con la localizzazione di tutti i membri della community di Kublai…è stato un bel lavoro, eh, siamo in 120, sapete? :)

Ogni nome ha il link al suo profilo nel nostro social network (ho anche inserito il corrispondente nome dell’avatar, dove disponibile).


Visualizzazione ingrandita della mappa

Adesso è possibile anche vedere la distribuzione dei Kublaiani in Italia. L’organizzazione è fatta per città, quindi troverete molti nomi in corrispondenza di quelle più grandi.
Ho però cercato di inserire i nomi in corrispondenza anche di città più piccole, dove era indicato.
Alcuni nomi mancano, quelli di coloro che non hanno indicato la loro provenienza geografica: vi invito a farlo quindi!!

p.s. se ci sono inesattezze o se non sei presente sulla mappa avvisami!


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Appunti di viaggio per rilanciare

scritto da Antonella il 15-06-2008

Sto preparando un viaggio e, mettendo ordine tra alcuni appunti, mi è venuto spontaneo pensare a tutti i viaggi fatti nell’ultimo mese e mezzo per Kublai: ho incontrato persone piene di entusiasmo, cui ho provato a spiegare cosa è Kublai e…soprattutto, mi sono fatta raccontare quello che fanno loro e il luogo in cui vivono.

Sono stata in Campania, Basilicata, Calabria e nella mia Puglia: i contesti, gli scenari sono diversi, ma la delusione per la situazione generale finora si somiglia ovunque. Però, le persone con spirito di iniziativa e voglia di fare non si avvicinano con diffidenza, contrariamente a quanto mi aspettavo. Pensavo di incontrare più sfiducia e invece la sensazione datami da chi ascolta i miei discorsi è che sto portando una boccata d’aria fresca e che ci siano persone pronte a respirarne a pieni polmoni.

Certo, non è semplice e gli interessati sono consapevoli delle difficoltà, fanno domande, cercano di capire se questo meccanismo – che stiamo creando man mano noi per primi – possa funzionare per loro e per la loro terra.
Ogni viaggio è stata una piccola grande soddisfazione e altre ne verranno per i partecipanti. La community di Kublai è arrivata a 112 iscritti in un mese e mezzo, abbiamo cominciato a conoscerci e a chiacchierare, a scoprire interessi comuni: ad esempio (ed è solo quello più recente ed evidente) è stato incredibile vedere la rapidità con cui il caso di 40xVenezia abbia stimolato molte persone a immaginare forme analoghe di aggregazione, dalla Lombardia alla Sicilia. Sul forum si continua a parlarne ed è stata anche lanciata l’idea di un Ning che raggruppi tutti quelli locali…vedremo come andrà…

Adesso si comincia a lavorare sulle idee creative, per testarle, renderle più forti: in questi giorni partirà un’attività pilota con le prime proposte di progetto. Questo lavoro serve a mettere in piedi un’attività “a regime” di trasformazione delle idee in progetti creativi, che inizierà a ottobre. Tutto sarà trasparente, visibile, a partire dalla richiesta di volontari, fino a tutti i documenti che verranno prodotti.
E poi abbiamo chiesto una mano ai membri di Kublai, pensando a un focus group (che si svolgerà in Second Life) in cui i partecipanti discuteranno con noi sul metodo da adottare per trasformare le idee in progetti.
Insomma, Kublai rilancia! Ne riparliamo presto! ;)


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Kublai racconta Kublai (domenica sera in Second Life)

scritto da g.g. il 14-05-2008

Stiamo cominciando a diventare numerosi (e non tutti si sono registrati ancora). E’ arrivato il momento di riunirci tutti insieme per cominciare a condividere una cornice, un frame, un ambiente di lavoro. E un programma di attività. E poichè per definizione siamo un network, delocalizzato ma coeso, ci incontreremo tutti al “Porto dei Creativi“, la nostra isola su Second Life (istruzioni, qui). L’appuntamento è per domenica 18 maggio, alle 21:00.

Il programma, quasi definitivo, prevede una conferenza di presentazione del progetto (Kublai racconta Kublai), uno spazio per domande e conversazione , in modo da convergere su temi e aspetti di lavoro. Poi, alle 22:00, poichè Kublai è il porto dei creativi, una passeggiata per l’expo promenade (dietro gli uffici di Kublai) dove inaugureremo *5 esposizioni 5* di creativi “in world”. E poi a seguire una festa con tanto di DJ (che però non sarò io, chè mi hanno proibito di farlo *smile*)

Sugli aspetti del progetto, dunque, inutile fare anticipazioni. Domenica sera ne parleremo tutti insieme. Vorrei invece spendere due parole, soprattutto a beneficio di chi sta cominciando a frequentare Second life grazie a Kublai, su quella che ho chiamato creatività “in world”. All’interno di un mondo metaforico, in cui si ripetono processi e schemi della società tradizionale, emergono sempre tendenze creative che finiscono per toccare trasversalmente tutti i settori. Spesso è una creatività ancora ingenua, immatura (data anche la giovane età dello strumento), a volte irrisolta in funzione delle possibilità tecniche che ancora devono crescere per bene. Ma è un contesto creativo sempre meno embrionale, sempre più interessante, con cui si stanno confrontando grafici, architetti, musicisti e creativi che vengono da altri percorsi. Chi volesse saperne di più può dare un’occhiata a Rinascimento Virtuale.

Quanto alla serata di Kublai, l’intenzione è di dare visibilità a tutti (o a molti, nel range del sostenibile) nell’arco di tempo del progetto. Per dare un’idea di uno scenario generale, cominceremo con 5 artisti molto apprezzati dentro Second Life, capaci di dare stimoli e non privi di autoironia : Marco “Cadioli” Manray (in collaborazione con la Galleria Overphoto), Shellina Winkler, Solkide Auer, con i due profeti (che non vogliono seguaci) del neupappismo e con Hrotdgar Edman.

tenetevi liberi domenica sera, dunque. E se capitate in Second life in questi giorni, iscrivetevi al gruppo Kublai. E aggiungete agli amici: Mr Volare, Junikiro Jun, Emiliano Carver, Gloriana Revnik, Mae jun, Velas Lunasea: ci stiamo organizzando per accogliervi


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