Caffè Galante: Aggiornamento sulle attività in corso

scritto da antoninogalante il 03-01-2009

Ci eravamo lasciati il 18 Dicembre con il nostro primo post sui diari ed eccoci di nuovo qui per raccontare cosa è successo nel frattempo e in attesa che domani (ormai oggi 3 Gennaio) si svolga un altro momento importante per gli obiettivi del progetto: l’incontro con i responsabili del Parco Letterario Salvatore Quasimodo per capire quali passaggi effettuare per l’inserimento nel parco del Caffè Galante e di Casa Rubes (un alleato locale).

Dopo quindi la presentazione del nostro progetto, avvenuta lo scorso 7 Dicembre, ai pattesi presenti in sala, in occasione della riapertura del caffè, e la presentazione del social network Infopatti/40xPatti, avvenuta il 12 Dicembre, il 19 è stata la volta dei bambini; i piccoli hanno scoperto un posto a loro sconosciuto dove hanno potuto ascoltare la lettura di alcune fiabe (tratte da “Il Giardino di Petra” di Rosaria Micale, Yorick Editore, lette dall’autrice e dall’editrice) che li hanno divertiti e rapiti; forse da grandi ricorderanno ancora quella serata in cui hanno ascoltato fiabe al Caffè Galante e magari sarà stata un’occasione per insegnar loro ad amare e rispettare un luogo che è patrimonio della memoria storica della città e che intanto, anche grazie a loro, rivive. Le foto che abbiamo scattato, anche se non di grande qualità, rendono, comunque, l’idea dell’atmosfera che si è creata durante l’evento e di come si ascoltasse e anche si interagisse.

Il 22 sarebbe stata la volta della solidarietà con la presentazione di una fiaba (”Dorino” di Nino Lo Iacono, Kimerik Editore) il cui ricavato dalla vendita l’autore ha deciso di donare ad una onlus che assiste soggetti autistici. E’ stato l’unico degli eventi programmati che non si è svolto a causa della mancanza di pubblico. Qualcosa non ha funzionato, è giusto riportare anche questo.

Il 23 si è parlato di energia: “Energie: dalle fonti fossili a quelle rinnovabili”; organizzato e curato dalla locale sezione di Legambiente (il gruppo pattese del Circolo dei Nebrodi), la serata sembrava stentasse a partire a causa dello scarso pubblico presente in sala, ma dopo circa 15 minuti dall’inizio le persone hanno iniziato ad arrivare (che fosse l’antivigilia di natale non aiutava certamente ad avere un pubblico numeroso), tant’è che gli interventi del pubblico arrivato in ritardo hanno costretto i relatori a riprendere in qualche modo l’argomento delle fonti fotovoltaiche trattato all’inizio. Durante la discussione, in cui sono state illustrate le varie fonti energetiche alternative e la possibilità che il loro uso trasformi il consumatore in produttore, è emerso che gli attuali incentivi fiscali a favore dell’uso delle fonti alternative, nella formulazione attuale, risultano fruibili, di fatto, solo dai soggetti ad alto reddito escludendo, in tal modo, larghe fasce di possibili destinatari sopratutto nel Mezzogiorno, dove è maggiore, ad es., l’insolazione (e quindi la possibilità di un uso più efficace della fonte) ma anche la presenza di soggetti e famiglie a basso reddito. La serata è stata un autentico crescendo, con parecchi interventi da parte del pubblico. Si è parlato anche del ciclo dei rifiuti e della loro gestione nel nostro territorio con un applaudito intervento finale di Nicola Calabria, il pattese alla guida dell’Associazione Consumatori Siciliani, da egli stesso fondata, che in questi anni si è parecchio diffusa in tutta la Sicilia e che si batte contro la presenza in Sicilia di ben 27 ATO Rifiuti e contro la loro gestione clientelare ed inefficiente. La serata si è conclusa con la sala ancora piena e ben oltre l’orario previsto di chiusura dell’incontro.

Il 30 è stata la volta degli studenti (liceali e universitari) e della loro provocazione: “Patti città senza politica; un excursus storico delle vicende socio-politiche di Patti dal secondo dopoguerra ad oggi”.  Sala gremita sin dall’inizio, ecco le foto, e persone in piedi all’ingresso, ventenni e settantenni mescolati tra di loro (con la presenza di alcuni protagonisti dei fatti narrati). L’associazione giovanile “Studenti Cittadini del Mondo” ha presentato lo studio di uno dei loro membri, il laureando, in scienze politiche all’università di Catania, Giuseppe Giarrizzo, su una parte di storia di Patti poco esplorata; ripercorrendo le vicende storiche di Patti a partire dal fascismo fino agli anni 70, Giarrizzo ha evidenziato le contrapposizioni succedutesi tra le varie fazioni (cattolici, sinistra, massonici) e disegnato i contorni di una crisi politica ed economica cittadina che trova le proprie cause nella mancanza di valori e nelle politiche prevalentemente praticate nel corso degli anni, quella dello sfruttamento e quella clientelare. Le conclusioni finali hanno evidenziato la necessità di promuovere ulteriori occasioni di confronto che favoriscano la consapevolezza tra i cittadini e lo sviluppo di pressioni dal basso nei confronti della classe politica e amministrativa cittadina, lodando la prospettiva che il Caffè Galante possa assolvere il ruolo di luogo che ben si presta nel favorire queste occasioni d’incontro e confronto.

Nei prossimi giorni gli ultimi due eventi programmati nel periodo e, in previsione, la possibilità di continuare ad utilizzare il Caffè Galante (anche prima degli attesi interventi di restauro necessari per recuperarlo alle sue precedenti funzioni e predisporlo stabilmente e adeguatamente alle nuove) per ulteriori esperienze come quelle sperimentate, con interazioni tradizionali tra il pubblico presente in sala e le nuove forme di interazione tra quest’ultimo e gli utenti della rete.



GliAffidabili: bilancio 2008

scritto da alessandromagnino il 29-12-2008

Fine dell’anno, tempo di bilanci…
In attesa di vederci e conoscerci a fine gennaio al KublaiCamp di Roma una brevissima sintesi di quanto capitato nel 2008 al progetto de GliAffidabili.it.
E’ stato per noi l’anno “0″ nel senso che dopo un periodo di gestazione del progetto nella seconda metà del 2007, siamo riusciti a mettere online la prima versione del servizio tra marzo e aprile. Diciamo che questi mesi sono serviti per iniziare a far conoscere il progetto (anche dalle pagine di Kublai), raccogliere il primo “zoccolo” di utenti iscritti, sgrossare/smussare/migliorare le funzionalità del sito e avviare la ricerca di fondi per accelerare la crescita dell’iniziativa. Un anno di lavoro intenso che non ha mancato di riservarci piacevoli soddisfazioni come le numerose e positive recensioni sul servizio apparse sulla blogosfera e l’ingresso tra i finalisti di MindTheBridge.
Per chi ci ha seguito con interesse anche dalle pagine di Kublai e vuole un resoconto più dettagliato sui mesi trascorsi rimando all’ultimo post del nostro blog ufficiale.
Approfitto per ringraziare tutto lo staff di Kublai e le persone che a vario titolo hanno inviato nei mesi scorsi commenti, suggerimenti, domande, apprezzamenti, dubbi e critiche sulla nostra iniziativa: che il 2009 consenta a tutti di realizzare i propri progetti/sogni ! In bocca al lupo !



Frame_ultimo post prima della stesura definitiva del progetto.

scritto da caterinafiorentino il 23-12-2008

Prima della stesura definitiva del progetto il team di Frame aggiunge ai diari considerazioni “spettinate”.

Scenario _ ovvero le motivazioni di Frame, ovvero la voglia di condividere.

Con oggi vogliamo lasciare sui diari una serie di considerazioni sulle motivazioni di Frame, ovvero alcuni pensieri da cui il progetto è partito per definire il suo campo d’azione, i suoi obiettivi e le sue modalità. Per fare ciò abbiamo ritenuto opportuno riportare, più o meno ordinatamente, una breve sintesi dei commenti che il team di Frame ha fatto nel corso di incontri de visu e telematici, volendo così individuare lo scenario entro cui il nostro progetto si colloca e accennare alle intenzioni da cui il progetto ha preso piede.

Immaginiamo che chi stia leggendo si possa chiedere del perché alcune questioni non vanno dirette al punto, del perché non viene detto immediatamente cosa vogliamo fare e come vogliamo farlo; bene ecco il punto: una piattaforma in rete dove vengono svolti progetti di design innovativi destinati alle PMI e alle attività artigianali campane.

Ma il punto non ci pare sufficiente a spiegare perché proprio il design è promotore per lo sviluppo locale, né ci sembra sufficiente a motivare l’articolazione del progetto e l’interAzione fra i diversi attori.

Tantomeno il punto è la risposta opportuna al perché Frame sia un progetto innovativo.

Queste sono cose che spiegheremo, poi, (nella stesura definitiva del progetto) -secondo consuetudine- una articolazione del progetto per obiettivi, azioni, risultati attesi, vantaggi per gli attori ricadute in termini di sviluppo locale (a lungo termine).

 

Oggi proponiamo note sparse. Ci auguriamo che queste note confuse -per quanto insufficienti e approssimative- siano abbastanza per spiegare perché a noi piace il nostro progetto e perché ci è venuta voglia di portarlo avanti. 

Crediamo sia palese, oramai, che stiamo mostrando resistenza nello scrivere un progetto secondo i canoni consueti, ma sappiamo che è arrivato il momento di farlo, ed allora, prima della stesura ufficiale, vogliamo concederci il LUSSO (grazie Kublai) di condividere sui diari alcune righe che dovrebbero lasciare intendere perché per noi il design è una cosa seria ;-) (davvero!)

Frame è arrivato alla sua definizione progettuale partendo da considerazioni su quale è il ruolo del design su cui il team è concorde e di cui il progetto si vuole fare portatore, e -per arrivare a ciò- ha ritenuto utile divagare su cosa comunemente viene percepito come design, su cosa -sempre comunemente- viene percepito come innovazione e su quali sono, secondo il team di Frame, alcune questioni da provare a gestire secondo modalità ancora non sufficientemente sperimentate. Qui di seguito, qualche accenno.

 

il design questo sconosciuto_ cosa comunemente si percepisce come design.

Il design, secondo l’accezione di progetto, comprende in sé la progettazione di prodotto; di servizio e di processo. Accanto a questa tripartizione degli ambiti progettuali, oggi, da più fonti, viene la consapevolezza, da molti promossa, che il design si divide secondo campi di applicazione: dal design di oggetti, a quello di comunicazione, passando per quello degli spazi reali, degli spazi virtuali, dei mezzi di locomozione, dei mezzi di navigazione, degli accessori moda e, in alcuni specialissimi casi, degli abiti stessi.

In tal senso il design acquista connotazione rispetto all’oggetto interessato dal processo di progettazione, realizzazione, diffusione e uso presso l’utenza.

Ma la sua denotazione identitaria rimane stabile (almeno così ci auguriamo che sia) sebbene gli oggetti interessati passino supercalifragilisticamente da cose che hanno un peso e una consistenza, per attraversare il design dell’immateriale, sino ad approdare al design emozionale (rispetto al quale vari nasi storti -a espressione di fastidio e stordimento- sono comunque presenti sulla scena).

Parallelamente a quanto detto, l’uso della parola design, quotidianamente e ogni giorno di più, allontana il termine dalla sua origine, innegabilmente legata alla produzione industriale. Anche se -per chi se ne occupa- continua a comprendere in sé metodi e scopi che lo rendono una disciplina (e una pratica), che se è sempre meno legata all’origine industriale, necessariamente è fedele ai criteri della produzione. L’allontanamento dall’industria a favore di un rinnovato interesse per quelle che un tempo, non molto lontano, erano considerate arti applicate, è conseguenza -paradossale- delle trasformazioni tecnologiche che rendono contemporaneo il tempo dell’oggi rispetto a quello appena passato.

Il binomio design-artigianato, di fatto, è testimonianza, anche, dell’esigenza di riferirsi a saperi locali, alla rifondazione di una territorialità made in, che tanto più è preziosa quanto più si dichiara legata ad una tradizione manuale difficilmente replicabile.

Conseguenza di ciò è che il design mantiene invariato il suo approccio progettuale anche senza la presenza della produzione in serie; che l’allontanamento dalla produzione industriale del design affranca progettisti e utenti dalle visioni dei frenetici movimenti dei baffi di Chaplin in Tempi Moderni, e, soprattutto, permette un’estensione delle possibilità di applicazione che fanno fronte a reali esigenze che provengono sia dalla condizione odierna delle realtà artigianali (e semi-artigianali), sia dalla volontà di un progettista a non precludersi l’occasione di affrontare temi, problematiche e processi delle produzioni locali.

Dopotutto, buona parte dell’industria ha dolori da farsi perdonare.

E, quindi, un accordo sul fatto che il design non sia solo industriale, ad oggi, è in buona parte condiviso e condivisibile; anche i più puristi e i coriacei tradizionalisti possono apprezzare i risultati di una progettazione (design) che applicata all’artigianato, alle realizzazioni uniche o semi-uniche, conduce a soluzioni nuove di vecchie, a volte antiche, questioni.

 

L’orrore della banalizzazione _ 

Nel quotidiano, della maggioranza di noi, il design è onnipresente: siamo invasi al punto che i parrucchieri si chiamano hair-designers e i truccatori makeup-designers, che qualsiasi rivista ha la sua rubrica di design, che qualsiasi casermone di una qualsiasi landa desolata e periferica si picca di vendere cucine e “camerette” di design.

Accanto al fatto che è -da sempre- incomprensibile il perché le stanze dei bambini debbano subire questo immiserente vezzeggiativo, viene da chiedersi se è davvero tollerabile la disseminazione del termine design.

Cosa c’è di inappetibile nella parola parrucchiere, oppure nel suo francesissimo corrispettivo che lo fa coiffeur?

Cosa c’è che non va nel fare il truccatore?

Tenendo, oltretutto, presente che una disseminazione dissennata è fautrice della dissipazione del senso di una parola; viene da chiedersi quale è il labile e mobile confine entro cui si può ancora parlare di design senza aprire gli argini all’insensatezza, senza essere complici, anche se coatti, di una totale perdita di significato che conduce il termine design entro una colloquialità pericolosa, perché irresponsabile.

 

In questo scenario composto da cosa comunemente e velocemente si percepisce come design:

Frame non si pone un problema di ambito (e solo in parte limitazioni di campo), ma propone questioni sul metodo e sugli obiettivi; sulla responsabilità che il design ha nella definizione di proposte progettuali che si devono confrontare con il rapporto fra invenzione e tecnica (designers/aziende) e con la formulazione di nuovi linguaggi espressivi ai fini di instaurare relazioni d’uso tra utenza e oggetti, corrispondenti alle esigenze di una attualità sorprendentemente futurista.

Frame si pone il problema della non inflazione del termine, perché se tutto il design è progetto non tutti i progetti sono design. 

(ogni randa è vela, ma non tutte le vele sono rande, mentre il designer è sempre un tattico!)

 

 

Tra i designers corre voce, fondatissima, che il design porta valore aggiunto.

A questa affermazione tutti noi -noi designers!- annuiamo, sicuri di quanto abbiamo studiato e imparato e intuito, sicuri di tutti gli esempi che scorrono velocissimamente davanti ai nostri occhi; intere enciclopedie sul design si fanno breccia nella nostra memoria e riconosciamo il valore che Joe Colombo ha apportato alla socialità del bere e fumare chiacchierando amabilmente, mentre è possibile fare una piroetta per guardare curiosi in giro, mente si gioca a carte e mentre mi mangia e mentre si …, un bicchiere che serve a bere mentre si fa altro; … sarà questo utile a svelare il mistero del valore aggiunto!?

Ma, davvero, basta questa definizione per comprendersi sugli intenti e sulle modalità di progetto?

Perché viene immediatamente da “aggiungere” che lo smoke glass (1964) è bello, palesemente bello, sensatamente bello!

La risposta appropriata ad una domanda posta correttamente; certo l’obiettivo era quello di bere e fumare contemporaneamente, ma ci crediamo davvero?

A noi viene il dubbio, il fondatissimo dubbio, che l’obiettivo fosse quello di soddisfare la volontà di mostrare le cose in maniera differente, di occuparsi della socialità che gli oggetti propongono o alla quale si oppongono, di sperimentare l’equilibrio attraverso la giusta consistenza dello spessore di un materiale, di poterne alterare le misure sino a comporne una serie, di volere sperimentare nuove possibilità, di volere disegnare e disegnare e ridisegnare velocemente come velocemente viene la voglia di cambiare le cose perché si goda della sorpresa e dell’invenzione e si apprezzi la funzione e si dichiari una poetica compositiva.

Quando a Sousse (tunisia) ai giovani studenti di una scuola di belle arti abbiamo mostrato lo smoke-glass la conversazione si è aperta sugli usi a tavola, sulle loro abitudini alimentari, su come producono, conservano, trasportano, dividono, centellinano, assaporano e gustano l’olio.

Su cosa sarebbe stato utile per fare tutte queste cose al meglio, su cosa si intendesse per meglio.

Più comodamente certo, ma anche in modo da potere “aggiungere”: trasformare funzioni, combinare le possibilità, sperimentare forme, comprendere il senso del superfluo, apprezzare l’alternanza delle dimensioni, riconoscersi, raccontarsi e mostrarsi.

Da questo intenso confronto durato una settimana sono uscite cose più o meno appropriate e più o meno sbagliate, ma tutte -a modo loro- sensatamente belle, perché sono tutti oggetti auto-narranti.

Sono oggetti nati da uno scambio, da una reciprocità e questo è per Frame parte importante del design.

Per Frame parlare di design significa certo avere una intuizione, sicuramente essere visionari quando gli altri non ti capiscono e prefigurare se sei, invece, compreso, ma -soprattutto- non significa porsi una domanda corretta per darsi una risposta appropriata, se questa formula viene eseguita in marzulliana solitudine.

Il design è una pratica comunitaria per una comunità, gli oggetti sono catalizzatori di relazioni; durante la loro ideazione/realizzazione, durante la loro esistenza in vita, durante il loro essere, poi (il più lontano poi possibile) anche da rifiuto e … il ciclo ricomincia.

Frame inoltre, un po’ perentoriamente dichiara, quella che attraverso una ovvietà diviene la forza (e anche la forzatura) del progetto di design.

Ci siamo chiesti perché non ci si ferma mai, perché ci sono sempre nuove sedie su cui posare sempre gli stessi stanchi sederi?

Per noi è abbastanza ovvio, per sedersi sempre in maniera differente. 

Possiamo avere l’ennesima sedia perché più leggera, perché più facilmente realizzabile, perché biodegradabile, perché impilabile, perché …

Sono tutte esigenze che riguardano la vita di relAzione: dal sedersi composti con la schiena dritta e i gomiti stretti, dal rotolare sull’impossibile fagiolo, dal condividere informalmente lo spazio, sino al ritenere opportuno non sprecare materiale.

È solo questione di prospettiva, ma le motivazioni di un cambiamento, che vadano dagli usi (e costumi) sino alla responsabilità verso il surriscaldamento del globo sono sempre date dalle relAzioni che fanno capo agli oggetti.

E così, dunque, l’esigenza d’innovazione, forse, non rimane una illustre sconosciuta!


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Il progetto cambia nome: è Paperless Democracy

scritto da Antonio Tombolini il 20-12-2008

Soltanto per comunicare che il progetto MCCC, che nel frattempo sta assumendo un respiro che va al di là del singolo consiglio comunale da cui è nata l’idea, da oggi in poi cambia nome, e diventa Paperless Democracy.



Il Caffè Galante apre il suo diario

scritto da antoninogalante il 18-12-2008

Tardivamente, ma apriamo anche noi il nostro diario di progetto.  

In realtà le cose da raccontare non sono molte; le discussioni sugli obiettivi del progetto non dovrebbero essere così complesse come lo sono ad esempio quelle di Critical City o di altri progetti. I nostri obiettivi sono abbastanza semplici e riassumibili in quello che abbiamo scritto molto tempo fa all’epoca della redazione del nostro primo documento (li riporto anche qui di seguito, integrandoli leggermente).

1) Restauro e riapertura del Caffè Galante come caffè letterario e centro culturale; si tratta di un caffè storico del 1929, decorato e arredato in stile liberty, localizzato in Sicilia, a Patti.

2) Organizzazione di eventi, all’interno del locale, di tipo culturale (quali la presentazione di libri, letture, mostre di quadri, esposizioni fotografiche, esibizioni di musicisti, ecc. ) ma anche dibattiti e incontri su problematiche di varia natura (sociale, politica, ecc.) - l’obiettivo è quello di dare alla città un centro di aggregazione che consenta lo sviluppo di idee, il confronto, la creazione o la diffusione di stimoli per una cittadina molto depressa.

3) Attrezzare il locale con strumenti hi-tech per far in modo che gli avventori possano assistere ed eventualmente partecipare ad eventi remoti - ad es. quelli che si tengono in Second Life e in genere sulla rete - o viceversa per rendere fruibili da remoto, con l’ausilio delle moderne tecnologie, alcuni eventi che si terrebbero nel locale) - gli stimoli, le ideee, i confronti non devono essere localizzati e chiusi ma al contrario aperti a e provenienti da “tutto il mondo” (più o meno tutti abbiamo internet ma usarla insieme ad altri o con altri è diverso, è meglio)

4) Realizzare all’interno un piccolo museo contenente attrezzi di pasticceria e gelateria del secolo scorso, oggetti e documenti legati in qualche modo alla storia del locale e della cittadina (compresi ricettari, racconti, fotografie, aneddoti e articoli).

5) Integrare il locale all’interno del Parco Letterario Salvatore Quasimodo (fu punto di incontro della cittadinanza ma anche di intellettuali famosi, come appunto Salvatore Quasimodo e Salvatore Pugliatti che si davano appuntamento nel caffè insieme agli altri amici della “lieve brigata” di “Vento a Tindari” per declamare i loro versi o per tenervi, di fatto, le riunioni redazionali di pubblicazioni locali come il mensile “Vita Nostra”).

6) Realizzazione all’interno del caffè di una piccola libreria

7) Intraprendere un’attività editoriale (Edizioni del Caffè Galante) per la pubblicazione di ricerche/lavori attinenti al Caffè (la prima pubblicazione, in coedizione/collaborazione con Yorick Editore, avrà come oggetto le antiche ricette della pasticceria/gelateria)

8) Avviare una produzione artigianale che permetta la produzione e la commercializzazione/esportazione dei prodotti tipici della pasticceria e della gelateria pattese (il caffè era anche una pasticceria ed una gelateria famosa, non soltanto nel piccolo ambito cittadino, per la bontà dei prodotti tipici che vi si producevano - cardinali e pasticciotti, ad. es.)

Per fare tutto questo, stiamo intanto cercando di capire che costi dovremo sopportare.

Sono stati effettuati dei sopralluoghi da parte di tecnici e restauratori e stiamo aspettando di avere i relativi preventivi; in particolare:
- Attrezzature per la produzione e il confezionamento dei prodotti di pasticceria e gelateria

- Interventi edili e connessi per il recupero ed il restauro del locale.

Ci chiediamo inoltre se non sia opportuno avviare una associazione culturale o una fondazione (che differenza c’è?) per la gestione delle attività culturali e sociali e successivamente una s.r.l. per le attività produttive/commerciali.

Nel frattempo, la richiesta di una conoscente di mettere a disposizione di un gruppo di persone il caffè per una mostra di oggetti artigianali nel periodo natalizio è stata l’occasione per dare una ripulita al locale, riaprirlo e permetterci di provare ad organizzare degli incontri.

Piazzato nel locale un monitor da 50″, messoci a disposizione da un altro conoscente, e utilizzando la connessione adsl di casa mia (abito di fronte al caffè), ho pensato di organizzare una serie di eventi.

Il 7 Dicembre, giorno di apertura, mi è sembrato d’obbligo presentare il nostro progetto e quindi abbiamo proiettato il filmato realizzato da Kublai quest’estate  e successivamente, dopo un’applauso spontaneo alla fine della proiezione, ci siamo collegati a Second Life, dove, al Porto dei Creativi, si trovavano Alberto Cottica e Fabio Fornasari che hanno salutato i presenti in sala, piu di una trentina di persone, e dato vita ad una piccola conversazione con domande provenienti dalla sala per conoscere alcuni dettagli del progetto.

Successivamente, il 12 Dicembre abbiamo dedicato la serata alla presentazione di Infopatti/40xPatti. Il social network pattese è entrato a far parte della rete 40xNetwork, che attualmente comprende anche 40xVenezia e 40xCatania ma che presto vedrà altre reti civiche aderire al modello 40x.
Ci siamo collegati, via Skype con webcam, con Simone Di Stefano a Catania (fondatore e promotore dei 40xCatania) e, successivamente, con Emanule Dal Carlo (fondatore e promotore dei 40xVenezia) e alcuni suoi amici che si riunivano per una delle tante feste che i veneziani organizzano abitualmente. Presentazioni, conversazioni, domande e risposte e sopratutto l’idea di utilizzare i collegamenti per riunioni operative su problematiche di comune interesse. Il giorno dopo alcuni veneziani e catanesi si sono iscritti a Infopatti/40xPatti, qualche pattese si è iscritto anche, ma molto timidamente; Patti è piccola e sopratutto chiusa, i pattesi che si sbracciano per aprirla e risvegliarla hanno davvero bisogno di aiuto su molti fronti, e tutto quello che si fa, spesso e volentieri, sembra “mission impossible”, una vera sfida.

Piccolo inciso, l’idea di estendere al resto d’Italia l’iniziativa dei 40xVenezia è nata proprio su Kublai, al Porto dei Creativi, la sera stessa che venne presentato il social network 40xVenezia agli avatar kublaiani e a cui è seguita discussione sul ning.

Dopo il 12 sono stati programmati e definiti altri appuntamenti; alcuni riguardano iniziative “analogiche”, letture di fiabe di autori locali per bambini e una presentazione con finalità solidaristiche verso i soggetti autistici. Il 23 parleremo di fonti energetiche con il locale gruppo di Legambiente.

Il 3 Gennaio è previsto invece un incontro specifico, attinente ad uno dei punti più qualificanti del progetto, con i promotori del Parco Letterario Salvatore Quasimodo per verificare i percorsi da intraprendere per integrare all’interno del parco letterario il Caffè Galante e Casa Rubes (oggi un delizioso bed&breakfast in stile lyberty, allora casa di Raffo Saggio, uno degli amici di Quasimodo). L’idea dell’incontro è stata accolta molto positivamente dai promotori del parco letterario e dei link al sito di Infopatti/40xPatti, dove viene annunciato l’incontro, sono stati inseriti nel sito del Parco Letterario Salvatore Quasimodo e in altri siti associativi molto vicini al parco. L’incontro riveste a mio avviso una certa importanza non solo ovviamente per i due locali coinvolti ma per l’intera città di Patti.

Il 4 Gennaio concluderemo con la commemorazione del prof. Michele Mancuso che è venuto a mancare all’inizio di questo  mese. Patti deve molto al prof. Mancuso e il Caffè Galante in particolare; i suoi aneddoti, i suoi racconti hanno permesso di perpetuare momenti di vita passata della nostra cittadina che hanno avuto al centro proprio quel locale.

Forse riusciremo ad includere anche qualche altro evento nel programma comunque, anche se non dovessimo riuscirci, stiamo notando molto interesse e visitatori in questi giorni.

Abbiamo anche sperimentato il tentativo di trasmettere in diretta su Infopatti/40xPatti quanto avveniva all’interno del Caffè Galante utilizzando Qik ed uno smart phone, ma l’esperimento non può dirsi riuscito (problemi di memoria dello smart phone e interruzione dello streming all’arrivo di messaggi e allo squillo di chiamate; tenteremo con Mogulus o qualcos’altro. Diciamo che la disponibilità di un solo computer, al momento, rende problematico l’uso contemporaneo di streming, second life e/o skype).



ISCANTIERE: Inizia il censimento nel Lazio

scritto da mauriziocaminito il 17-12-2008

Il progetto vuole definire un modello di servizio culturale pubblico nuovo, che unisca in un unico luogo i migliori servizi che offrono il museo, la biblioteca, l’archivio, l’informagiovani. E che contemporaneamente sia uno spazio aperto, di incontro e di divertimento.

Il corso del progetto non è stato sempre lineare. Nella pagina del progetto ISCANTIERE  ho aperto un Discussion forum: “Da ISCANTIERE a movimeENTI”, cercando di ripercorrere brevemente il cammino fatto insieme.

Venendo ad oggi, il progetto entra in una nuova fase: ho iniziato,infatti, per l’Assessorato alla Cultura della Regione Lazio un censimento/rassegna delle esperienze più importanti a livello regionale realizzate da biblioteche, musei, archivi storici.

E’ stato anche deciso di organizzare una vera e propria Festa per presentare al pubblico le esperienze migliori. Si chiamerà (forse) movimENTI CULTURALI. Festa dei musei, delle biblioteche, degli archivi storici del Lazio. E si svolgerà dal 18 al 21 marzo 2009. A Roma e in tutta la regione.



Frame_13 dicembre 2008

scritto da caterinafiorentino il 13-12-2008

Dopo un silenzioso intervallo abbiamo aggiornato i diari qualche giorno fa, ma non abbiamo ricevuto commenti. Per i primi giorni abbiamo immaginato che fosse dovuto ad altri impegni, ma oggi ho letto che Alberto ha commentato l’aggiornamento di CriticalCity, ed allora eccoci qui ad a raccontare con estrema sintesi il percorso di Frame.

Grazie CriticalCity  e grazie  Alberto/Kublai!

Grazie perché è da un po’ -che noi di Frame- ci stiamo scontrando con la difficoltà a farci capire in maniera diretta. Nonostante siamo appassionati e contenti del nostro progetto e del grado di completezza dei suoi contenuti, abbiamo capito che manchiamo di immediatezza e di “fascino”, riguardo al fascino ci attrezzeremo, sull’immediatezza ci proviamo adesso.

  •  l’idea iniziale:  

l’idea da cui il progetto Frame è partito era quello di uno spazio di progettazione (in rete) dove sperimentare le modalità del co-design, la progettazione era intesa come il risultato di confronti sugli oggetti, sulla loro vocazione all’innovazione, l’attenzione era rivolta alla pratica del progetto e all’innovazione di prodotto, al confronto con l’utenza. I progetti erano indirizzati alle aziende.

  •  l’idea iniziale si è trasformata grazie a Kublai: 

iKublai, il progetto ha ribaltato la sua progressione verso la realizzazione dei progetti di design innovativi. Le aziende e il legame con il territorio hanno preso il ruolo dei co-protagonosti, insieme ai designers, e l’utenza una collocazione a latere.

  • ci siamo incagliati su diritto d’autore e dintorni: 

ci siamo eccessivamente preoccupati dei patti, la preoccupazione derivava dalla nostra ignoranza, dal fatto che siamo tutti un po’ allergici alle questioni legali.

  • ci siamo preoccupati: 

ci siamo eccessivamente preoccupati della forma giuridica di Frame: progetto di ricerca si/no; Spin off si/no; Associazione si/no … università si/università no.

  • incontro in SL: 

l‘incontro in SL si è concentrato sulle nostre preoccupazioni, più che sulle qualità del progetto, perché questa era stata la nostra richiesta; e ad oggi ci sembra di avere un po’ sprecato l’occasione.Comunque nei giorni seguenti all’incontro (per quanto mi riguarda devo ringraziare, tra i tanti, Adriana) ci è stato chiaro che Frame risultava ai Kublaiani come un progetto complesso. Ma non nel senso buono … 

  • da Kublai sono arrivate indicazioni su come semplificare l’esposizione del progetto: 

con il passare del tempo abbiamo ricevuto indicazioni su come riscrivere il progetto in maniera più semplice e abbiamo aggiornato i diari, ma non sappiamo ancora se siamo stati efficaci nella nostra esposizione.

  • oggi abbiamo smesso di pre-occuparciper occuparci con il portare avanti il progetto

oggi sappiamo che:

- abbiamo definito un team di progetto con compiti e competenze;

 - che abbiamo come alleati una realtà produttiva sin dall’inizio del progetto;

 - che stiamo definendo il budget e i tempi di realizzazione;

 - riguardo alla forma giuridica che Frame prenderà, il team è aperto a più soluzioni; anche a soluzioni da risolversi in passaggi successivi;

 - riguardo alla stesura dei patti, il team sa che fra i suoi alleati troverà l’indispensabile partecipazione di figure competenti;

 - il progetto ha acquistato in consistenza rispetto alla progettazione della piattaforma, è stata messa a punto la struttura del sito, abbiamo discusso sul funzionamento e siamo quasi arrivati ad una soluzione che ci soddisfa;

 - il progetto dal punto di vista della rappresentazione (grafica/contenuti) è arrivato a definire una sua metafora espressiva, dal progetto del logotìpo alla progettazione delle pagine del sito;

 - Frame produce progetti innovativi e non prodotti; che la realizzazione dei prodotti sarà di competenza delle aziende;

 - Frame avrà due gallerie di progetti, quella dei progetti venduti e quella dei progettiinvenduti;

 - che i prodotti che verranno realizzati porteranno il marchio dell’azienda che li produce e una dicitura che dichiari il nome/i nomi dei progettisti e il fatto che i progetti siano stati realizzati all’interno di Frame;

 - che Frame si riserva una percentuale o sui contratti di vendita dei progetti o sulle vendite dei prodotti per continuare a vivere;

 - che è un luogo dove ricerca, progettazione e impresa possono lavorare ad obiettivi comuni e condivisi;

 - che è un modello replicabile e espandibile in altre realtà territoriali;

 - che a fronte dell’analisi condotta su progetti simili Frame è innovativo soprattutto per la presenza attiva delle aziende;

 - che il co-design non è un obbligo per idesigners, ma solo una opportunità di scelta fra varie forme di progettazione comunitaria;

 

  •  nei prossimi giorni lavoreremo sul “fascino”:

- stiamo preparando un mini sito e un video che spieghino sinteticamente Frame senza che sia necessario leggere troppo;

 - stiamo preparando un aggiornamento ai diari sul rapporto fra innovazione e design.

 

 


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CriticalCity - dove siamo oggi

scritto da augustopirovano il 11-12-2008

Cari compagni di viaggio, ultimamente la condivisione del nostro progetto qui su Kublai è stata un po’ difficoltosa - e forse un po’ confusionaria ce ne rendiamo conto - ma siamo convinti che le ultime 2 settimane abbiano segnato un punto fondamentale per l’evoluzione di CriticalCity e pensiamo che per spiegarvi dove siamo arrivati valga la pena ripercorrere insieme la storia che ci ha portato qui.

 

GIUGNO 2008 - si parte!
Dopo quasi un anno e mezzo di sogni, di ragionamenti e di duro lavoro finalmente siamo in grado di mettere online – seppure sotto forma di beta privata – CriticalCity. E’ il momento dell’entusiasmo, quello in cui finalmente si comincia a dare una forma concreta e visibile ad un’idea. Abbiamo molta voglia di testare le potenzialità effettive del progetto e finalmente abbiamo un prototipo operativo per cominciare a farlo. Evviva!

Il sito comincia lentamente a popolarsi di giocatori che iniziano a realizzare le prime missioni sul territorio (wow!), si crea una prima piccolissima community e tutto il nostro tempo è dedicato a sperimentare, scoprire ed analizzare cosa funziona e cosa no.

 

SETTEMBRE 2008 - cominciamo a presentarci
Ci rendiamo conto che – se vogliamo crescere – diventa imprescindibile cominciare a raccontare in giro quello che stiamo facendo e presentarci a partner di ogni tipo e livello. Una attività fino a quel momento completamente trascurata.
D’altro canto la community comincia ad avere aspettative nei nostri confronti. Vuole cominciare periodicamente ad incontrarsi e fare missioni tutti insieme.

Cerchiamo di lavorare sui 2 livelli: da un lato mettendo in pista un calendario settimanale di missioni collettive, dall’altro cominciando a presentare CriticalCity ovunque si presenti l’occasione. La cosa però ci scappa un po’ di mano e rallenta il ritmo di partecipazione della community.

 

OTTOBRE 2008 – nel turbine dell’entusiasmo
CriticalCity genera ovunque un grande interesse ed entusiasmo, e ci sono anche le prime comparse sulla stampa e i primi riconoscimenti…Ma paradossalmente qui cominciano le vere difficoltà: cominciamo a renderci conto che il mostro generato è una brutta bestia!  Tutti si innamorano del progetto e ognuno ci vede un po’ quello che vuole. “Splendido!…sarebbe perfetto per…” “Dobbiamo assolutamente collaborare…”.

Le potenzialità che noi inizialmente vedevamo in CC si amplificano ma perdono progressivamente un focus preciso, con continue aperture verso nuovi usi, applicazioni e obiettivi spesso in contrapposizione fra loro.
Kublai, YAM, Current, Metrocult, InnovationCircus…ognuno ci tira verso una direzione diversa.

Nel frattempo ci rendiamo conto anche che da soli fatichiamo a gestire ed animare la community…abbiamo bisogno di un partner! Ma quale? La sua scelta influenzerà pesantemente la direzione del progetto.

 

NOVEMBRE 2008 - un primo bilancio
Chiudiamo virtualmente una prima fase di test del gioco e cominciamo a portarci a casa alcune considerazioni.

Dai primi mesi di vita di CriticalCity abbiamo capito che:

  1. gioco vs. progetto
    CriticalCity-gioco e CriticalCity-progetto non sono la stessa cosa,  il gioco si presta a diverse applicazioni (piattaforma di partecipazione ludico-sociale Vs. strumento generatore di ricavi economici), il progetto richiede una coerenza di fondo rispetto ai valori di riferimento
  2. meccanismo di gioco limitato
    ci sono dei limiti strutturali nel meccanismo di gioco attuale rispetto alla sua capacità di coinvolgimento dei giocatori
  3. sito poco chiaro
    il sito è poco chiaro e difficile da utilizzare
  4. identità confusa
    l’identità del progetto è poco chiara, anche per questo finora abbiamo fatto fatica a comunicarla ai nostri giocatori
  5. community staff
    è importante prevedere delle risorse specifiche per gestire ed animare la community
  6. comunicazione poco efficace
    Abbiamo bisogno di strategie di crescita efficaci rispetto ai nostri obiettivi
  7. risorse limitate
    Le risorse che abbiamo scarseggiano rispetto alle esigenze del progetto
  8. quale obiettivo?
    Ci sono pochi incentivi e manca un obiettivo finale (sia a livello di gioco che a livello + ampio di progetto) che siano in grado di motivare alla partecipazione.
  9. il divertimento da solo non basta

Comincia anche a porsi urgentemente il problema delle fonti di finanziamento. A settembre ci siamo dati una deadline: entro fine dicembre dobbiamo avere le idee chiare sulla direzione del progetto e dobbiamo aver trovato le prime fonti di finanziamento per il 2009.

Cominciamo quindi ad indagare su quali potrebbero essere le direzioni “profit“ di sviluppo e su quanto sarebbero effettivamente in grado di generare i ricavi necessari per mantenere in vita il progetto.
Da questa fase nasce il progetto postato in Kublai.

 

FINE NOVEMBRE 2008 – bisogna scegliere!
La prima stesura del documento di progetto - per quanto pesantemente influenzata dal momento in cui è stato scritto – è stata una prima occasione per andare in profondità delle cose e per cominciare a rispondere ad una serie di domande:

Cos’è per noi CriticalCity in termini di progetto (a prescindere dal gioco)?

CriticalCity è una piattaforma di riqualificazione ludica e partecipata.
CriticalCity parte dalle reti esistenti (e invisibili) di cittadini e attivisti e moltiplica il loro impatto sull’ambiente urbano proponendo una serie di progetti creativi per il territorio - cosa fare - le indicazioni sui nodi urbani che richiedono un intervento - dove agire - e un ambiente competitivo e ludico in grado di spingere all’azione - perchè agire.

CriticalCity è un progetto in grado di generare ricavi?

Sì. Ma in via residuale, ad alcuni patti e non possiamo certo considerarla la vocazione primaria del progetto.

Da tutto questo consegue una riscoperta del progetto nella sua vocazione originaria: CriticalCity merita di essere sviluppato in coerenza rispetto ai valori che l’hanno fatto nascere.
Ma a questo punto per condurre in porto il progetto e farlo sviluppare coerentemente è indispensabile focalizzare l’attenzione su degli obiettivi precisi.

Cosa ci aspettiamo che CC possa fare per le città? Quali obiettivi misurabili?

 

DICEMBRE 2008 – ricominciamo a progettare
Una cosa l’abbiamo capita: dobbiamo fare un salto di qualità anche in termini di ambizioni.  Quindi non solo gioco ma contributo reale a cambiare qualcosa - anche piccolo ma specifico! - delle nostre città e lasciare un segno tangibile.  L’efficacia della nostra azione futura necessita di una progettazione più profonda.
Il gioco da solo non crea aggregazione tanto quanto la condivisione dei valori alla base del desiderio di cambiamento.

Da un lato abbiamo lo strumento del gioco - generatore di opportunità di cambiamento - dall’altro abbiamo le città e i loro bisogni (che forse non conosciamo così a fondo)
In cosa le città sono più sensibili al cambiamento? Cosa è possibile cambiare attraverso il gioco?

Ed eccoci qui, arrivati all’oggi. Non con le risposte che ci aspettavamo, ma almeno con le domande giuste.

In questo viaggio Kublai è stato di importanza fondamentale, stimolandoci continuamente con domande, suggerimenti, osservazioni, carote… e anche bastoni quando necessario!
E allora appuntamento qui prima della fine dell’anno con il nuovo documento di progetto.



Cosa é successo nell’ultima settimana

scritto da alessandromagnino il 11-12-2008

Intanto ringraziamo le persone che hanno commentato positivamente le slide del Business Plan che abbiamo presentato per la prima selezione di MindTheBridge. Per qualche ragione la versione condivisa via slideware non é facilmente leggibile, perciò abbiamo postato qui lo stesso documento in versione pdf.

L’aggiornamento della settimana si riferisce ad alcune nuove funzionalità appena rilasciate sulla piattaforma ed in particolare:

1) Incrementato le modalità per chiedere un feedback/invitare gli amici: é possibile per esempio importare la lista contatti della propria webmail o di outlook e inviare un messaggio (personalizzabile) ai propri conoscenti e amici (similmente a quanto avviene su linkedin).

2) I profili di chi offre servizi, feedback inclusi, ove presenti sono ora accessibili anche agli utenti non registrati. Pur mantenendo l’obbligo della registrazione per contattare una persona o inviare feedback abbiamo voluto semplificare in fase di ricerca la possibilità di raccogliere più informazioni su chi offre servizi senza essere necessariamente registrati. Questo aiuterà anche chi offre servizi ad essere più facilmente raggiungibile. 

Per maggiori dettagli sulle nuove funzionalità vi rimando all’ultimo posto del nostro blog ufficiale. 


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INKtàctilem_ 09dic08

scritto da caterinafiorentino il 09-12-2008

nome del progetto: INKtàctilem_ Inctàctilem= intangibile ; Ink= inchiostro

 Settore/tema creativo: graphicdesign, comunicazione sociale, promozione dei Beni Culturali

 nomi dei proponenti: caterina cristina fiorentino, gianpaolo tucci

 luogo:rete

contatti_ caterina: caterula@yahoo.it; gianpaolo: g.tucci@disConnectyourself.eu

 

00.00_due chiacchiere in ascensore/elevatorpitch

A: -buongiorno, lei a che piano va?

B: - direi piuttosto su quale piano

A: -si,anch’io vado su

B: - lei è più un tipo da suppergiù, se la matematica non le interessa per sapere che duepiùdue è sempre uguale a se stesso e pensa che Platone e Carnot, forse in sogno, abbiamo parlato degli incommensurabili e dei numeri trascendenti, venga sul mio piano

A: -cosa accade su quel piano?

B:-accade che gli amanuensi evadano dai loro claustri, spargendo materia liquida comunemente rara

A: -già sento odore di inchiostro

B: - l’odore è qualcosa di intangibile che ci conduce verso l’amore e verso il nutrimento; ecco siamo arrivati

 

00.01 _un nome un destino/l’idea progettuale

intangibile_ L’idea viene dalla definizione dei valori intangibili.

il valore intangibile è un valore che aumenta quanto maggiore è la sua condivisione.

A differenza del danaro, che se diviso in parti (matematicamente) diminuisce; l’intelligenza e la conoscenza se con-divise aumentano, sono con-divisibili all’infinito.

Senza il valore intangibile siamo tutti più poveri.

 

inchiostroèncaustum si fece incòsto e indi incòstro, alla fine inchiòstro.

la trasformazione ultima deriva da claustrum, dal luogo dove si era rifugiata l’arte dello scrivere e dove veniva occultata ai più la conoscenza.

 

INKtàctilem propone uno spazio virtuale dove degli antichi claustri vi siano la concentrazione e la cura; forse l’odore delle erbe mediche e, sicuramente, l’abilità del fare, ma nessun occultamento.

All’inizio ci sembrava che la parola inchiostro fosse, giustamente, nel nome -anche- perché è la materia attraverso cui si fissano i pensieri dei grafici, ma -poi- abbiamo pensato che INKtàctilem non si rivolge solo ai grafici.

Si rivolge a

grafici, fotografi, illustratori, fumettisti, artisti, a quanti vogliano regalare le proprie immagini e i propri pensieri alla realizzazione di campagne sociali e di promozione del patrimonio comune; 

per questo motivo è un luogo dove -accanto a chi ha l’abilità di tradurre i pensieri in immagini- è prevista la presenza di quanti possono e vogliono con-dividere la loro conoscenza su tematiche sociali e sui Beni Culturali.


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