Il concorsoDiamo casa a 10 idee creative, alla sua seconda edizione, mette a disposizione di giovani laureati o diplomati, di età inferiore ai 36 anni, residenti o domiciliati nella provincia di Milano, servizi, spazi e iniziative di orientamento e sviluppo creativo in vari settori: design, moda, comunicazione visiva, multimedia, fotografia e/o produzione audio e video.
I titolari delle migliori 10 idee saranno inseriti in un programma si pre-incubazione presso l’Hub creativo “Creativity Place” a Milano e riceveranno un premio del valore euro 1.000 per spese attinenti allo sviluppo della loro idea creativa. I vincitori avranno inoltre a disposizione, gratuitamente e per 6 mesi, postazioni di lavoro, strumentazione adeguata, e consulenze specialistiche.
La domanda di ammissione al bando dovrà essere redatta secondo le specifiche descritte nel bando e dovrà pervenire entro le ore 12.30 del 10 giugno 2011.
L’Associazione per il Disegno Industriale si è resa conto che l’economia del ventunesimo secolo è sempre più basata sui servizi, e si sta chiedendo come trasferire in questo nuovo ambito la cultura del progetto maturata dai designer industriali negli ultimi decenni. A questo tema è dedicato un convegno che si svolgerà il 15 febbraio, a partire dalle 10, alla Fabbrica del Vapore di via Procaccini 4, a Milano.
Cosa c’entra questo con Kublai? A quanto pare c’entra molto. Il team del Politecnico di Milano che promuove il convegno – e il cui referente scientifico è Ezio Manzini, il decano del design dei servizi in Italia – ha deciso di inserire Kublai stessa e un progetto che proprio in Kublai è stato incubato, CriticalCity Upload, tra gli esempi eccellenti di design dei servizi. A questa scelta non credo sia estraneo Stefano Maffei, designer kublaiano e collaboratore di Manzini.
Può avere senso considerare Kublai come una piattaforma per il design? Io credo di sì. In fondo la parola “design” vuol dire “progettazione”, e contiene un’idea di consapevolezza. Produrre documenti di progetto su Kublai a me pare un esercizio continuo di consapevolezza: dell’esistenza di un bisogno, delle modalità con cui viene espresso, delle complesse interrelazioni tra equilibrio economico-finanziario, efficacia dell’intervento, quanto ci divertiamo a pensarlo e a metterlo in atto. Solo quando tutto si tiene in modo armonioso il progetto può dirsi completo. Quindi possiamo chiamarci designer, che fa anche più figo! Se passate da Milano e avete voglia di discutere di queste cose, venite a trovarci. Info e programma qui.
Martedì 25 alle 18.30 al Triennale Design Museum di Milano (mappa) inaugura la mostra DesignOfTheOtherThings. Ne avevo già parlato: la mostra vuole accendere un riflettore su dieci realtà che il curatore Stefano Maffei considera espressioni alte della cultura italiana del progetto, e una di queste è Kublai.
Il problema delle mostre è che devi esporre un oggetto fisico. Se tu sei uno che fa comodini, esponi un comodino. Ma se sei uno che fa progetti di impresa creativa cosa esponi? L’oggetto-che-rappresenta-Kublai è stato progettato e realizzato da un dream team di kublaiani (Fabio Asian Fornasari, direttore artistico; Augusto Pirovano e Matteo Uguzzoni, grafica e concept; Costantino Bongiorno e Cristian Maglie, interaction design; una pattuglia di progettisti kublaiani, video; e un piccolo aiuto da parte mia nel mettere in moto il processo, e di Nicola Salvi nel reperire la stampante giusta. Il lavoro è stato veramente di community, coordinato attraverso un gruppo su Kublai stesso. Il progetto c’è, ma non si capisce più chi è il progettista: è un soggetto collettivo, una mente alveare, un hive designer.
Il risultato è una slot machine della creatività, in cui i kublaiani danno voce e volto alla ricchezza dei loro progetti rispondendo alla domanda “come cambierai il mondo”? Gli ingredienti fondamentali: un mappamondo da toccare e girare, un tavolone con incassato un grande schermo, un Arduino e un barattolo di caffè vuoto (il vero tocco di genio). Una piccola stampante lascia ai visitatori le informazioni per mettersi in contatto, se lo desiderano, con i progettisti in mostra. A meno delle serigrafie e degli ultimi ritocchi estetici, il risultato si vede nel video qui sotto.
Noi all’inaugurazione ci saremo – e stiamo pensando anche a una Kublai Beer milanese – venite anche voi?
Il design, prigione morbida. A partire da un articolo di Alberto Abruzzese, Marco Minghetti riflette sul passaggio verso il design dell’esperienza: “Per quanto oggi questo tema venga trattato in vari modi, spesso divergenti tra loro, a me pare che abbia il merito di sfruttare l’innovazione per creare situazioni sensoriali non basate più sul rapporto deterministico tra oggetti e soggetti ma su un campo relazionale.”
Il Design ci salverà. Ma come? “Il design aiuterà l’Italia a dare un senso al proprio sviluppo, rafforzando il proprio ruolo di produttore globale di qualità e di bellezza nel mondo.” L’editoriale di Andrea Genovese sull’ultimo numero di 7th Floor dedicato al design.
Vienna alla ricerca della creatività. L’importanza del potenziale creativo di una regione gioca un ruolo importante per la sua crescita economica. Le nuove idee possono essere fondamentali per l’economia e lo sviluppo di una città, anche grande e con una lunga storia, come Vienna. Qui si racconta come la capitale austriaca abbia raccolto la sfida lanciata dalla creatività puntando sulle creative industries e sulla realizzazione di un enorme distretto culturale nel cuore della città…
Design in campagna. Il design si è sempre sviluppato nei grandi spazi urbani, caratterizzati dal mescolarsi di persone, tradizioni, stimoli diversi. Alcuni creativi del del settore hanno lanciato la sfida di spostare lo spazio di lavoro e sperimentazione dalla grande città alla campagna. E così, a Design Escapade, otto designers hanno provato a reinventare elementi legati alla convivialità. Sicuramente una rilettura diversa dai soliti parametri e una nuova strategia di comunicazione. Forse, un nuovo modo di parlare di un territorio, di valorizzarlo e promuoverlo. (Campagna Design)
Nasce l’Istituto Europeo di innovazione e tecnologia. Non ha ancora una sede ma il Parlamento Europeo ha stabilito che comincerà le sue attività in estate: il nuovo Istituto Europeo di innovazione e tecnologia sarà al centro del cosiddetto “triangolo della conoscenza” in Europa, composto dai sistemi d’istruzione superiore, ricerca e innovazione.“Tra le sue attività, quelle di agevolare le reti,la cooperazione e la creazione di sinergie tra le comunità dell’innovazione in Europa e soprattutto il trasferimento alle imprese, incluse quelle piccole e medie, dei risultati delle sue ricerche per l’applicazione commerciale.”
Perché le arti contano. Cristina Alaimo ripropone delle parole del giornalista John Tusa sul valore delle arti: Le arti contano perché racchiudono, esprimono e definiscono l’anima di una civiltà. Un Paese senza arte smetterebbe di interrogarsi e di sognare;non avrebbe né interesse nel passato né curiosità sul futuro. Qui tutto il brano, anche col testo in inglese.
Kublai notes torna lunedì, nel frattempo inviateci le vostre segnalazioni!